venerdì 29 marzo 2013

Sui "no" in generale

Prendo spunto da alcuni fatti successi ad inizio settimana per scrivere questo post. Avevo iniziato a scrivere un articolo simile ben un anno e mezzo fa, quando Stanford mi aveva cordialmente comunicato che non avevano bisogno di me per i loro MBA. Poi, per un motivo o per l'altro, il post si era perso nella cartella con tutti gli altri draft. Ed ora.. eccoci di nuovo qua, ta-da! Vediamo di chiuderlo questo post, sta volta.

Lunedi' sera scorso mi son preso un sonoro "no" da una ragazza. Capita, direte voi. Si', lo dico anch'io, non e' il primo e dubito sara' l'ultimo. Ci sono rimasto un po' male - ho l'abitudine di analizzare troppo il perche' dei "no", pensare dove ho sbagliato, come avrei dovuto agire, cosa far meglio la prossima volta. Insomma, non dico capita e finisce li'. Dicevo, ci son rimasto un po' male, ma solo per circa 16 ore, perche' poi e' successa una cosa interessante, che vi andro' a raccontare.

Dato che sono oberato di lavoro, ho deciso di assumere 3 nuovi PM, che mi diano una mano a gestire i vari accounts. Ne ho preso uno, me ne mancano ancora due. Martedi' pomeriggio avevo un colloquio con un PM senior, che sulla carta sembrava dio sceso in terra. Esperienza di 15 anni in aziende di tutte le dimensioni, progetti grandi e piccoli, insomma, uno che ne sa a pacchi. Io ero ancora un po' seccato da quello che mi era successo la sera prima, ed al colloquio mi pongo piu' aggressivo del solito. In genere, quando faccio colloqui cerco di mettere a proprio agio la persona che ho davanti - e' inutile renderla ancora piu' nervosa di quella che e', mi perderei ottime persone solo perche' sono agitate. Questa volta invece bombardo il tipo di domande, appena sento che cambia discorso di un millimetro lo interrompo, in maniera un po' rude, e gli dico di stare a quello che gli stavo chiedendo. Insomma, non la solita chiacchierata tranquilla che faccio ai colloqui. Il tizio diventa nervoso, inizia un po' a balbettare, alla fine io gli dico che potevamo anche finire li' il colloquio, e ci lasciamo cosi'.

Alla sera scrivo il mio solito report al capo, raccomandando di non assumere il tipo, e allego la mia lista di motivazioni. Mentre scrivevo il report, mi accorgo che il mio atteggiamento non e' stato dei migliori. Potevo aiutare il tipo di piu', essere meno stronzo, e magari se la sarebbe cavata al colloquio. Ma non e' andata cosi'. Io ero in una giornata un po' storta, e lui ha avuto sfiga di trovarmi in una giornata storta. Ed e' questo il succo del post.

Tanti "no" che ho ricevuto in passato, da aziende, universita', tipe, dipendevano tanto da me quanto da fattori esterni che non potevo controllare. Ho sempre avuto difficolta' ad accettare questa cosa, per due motivi:

  • suona come una giustificazione - ah, non sono riuscito a fare questo, ma non e' colpa mia, e' colpa di qualcos'altro
  • mi secca non avere il controllo della situazione - se non posso controllare completamente la situazione, devo affidarmi alla fortuna, e a quel punto me ne vado al casino' che almeno mi diverto un po'
Eppure non trovo altra spiegazione. Il tipo del colloquio era molto preparato, ma io ero in una giornata no, e non c'e' nulla che lui avrebbe potuto fare per cambiare questa situazione. Idem per l'MBA a Stanford: io potevo essere preparato quanto volevo, ma ci sono tanti di quei fattori fuori dal mio controllo che determinano l'ammissione o meno al programma. E quel colloquio ad Amsterdam di 3 anni fa, che ero convinto aver fatto bene - chi sa cos'e' successo dietro le quinte per dirmi che non mi volevano.

Insomma, Martedi' sera mi son trovato chiaramente in una posizione in cui il fattori esterni hanno sicuramente influenzato quel colloquio. E non mi venite a tirare fuori il discorso dell'etica - no, il tipo non li richiamo, perche' comunque, alla fine, se fosse stato bravo sarebbe riuscito a fare una figura mediocre anche alle domande che gli avevo posto.

Quindi, il riassunto di tutto sto pippone e' proprio che certe cose capitano, e non posso farci nulla. E dopo un anno e mezzo devo smetterla di pensare al perche' non mi han preso a Stanford!

In tutti questi "no", c'e' un lato positivo. Quoto il CEO di Dropbox, Drew Houston: "Don't worry about failure; you only have to be right once". E cosi', anche se non son stato preso ad Amsterdam, due mesi dopo avevo trovato lavoro a Nottingham come PM. E se non mi avevano preso giu a Cannes, avevo poi trovato lavoro a Londra. Alla fine, le cose si mettono sempre a posto, basta sbattersi un po'.

E per la cronaca, Martedi' sera stavo finalmente a posto, rilassato e tranquillo come una pasqua. Anche grazie ad una schiera di amici che non si stufa mai di sentire le mie lamentele ed i miei problemi ;)

1 commento:

Fabio Cocola ha detto...

..glad to be your friend ;)