sabato 30 marzo 2013

La migrazione: cambiare cas.. err, sito

Giorni fa ho aperto Google Reader, e mi son depresso. Google annunciava la chiusura di Google Reader, cosi', senza batter ciglio.

Non ho idea perche' Google Reader venga chiuso. E' un ottimo servizio di aggregazione RSS, interfaccia semplice, chiara e pulita, integrato con gli altri account Google. Insomma, e' da stronzi chiuderlo. Ma tant'e', devo trovare un altro sito con aggregatori RSS. E l'ho trovato (dopo averne provati 5)!

Feedly sembra fare tutto quello che fa Google Reader, ma meglio. Innanzitutto ha preso tutti gli RSS registrati dentro Google Reader e li ha messi nel mio nuovo account. L'interfaccia e' pulita quanto quella di GR, ed il livello di personalizzazione e' decisamente alto.

Raccomando Feedly come alternativa a GR.

venerdì 29 marzo 2013

Sui "no" in generale

Prendo spunto da alcuni fatti successi ad inizio settimana per scrivere questo post. Avevo iniziato a scrivere un articolo simile ben un anno e mezzo fa, quando Stanford mi aveva cordialmente comunicato che non avevano bisogno di me per i loro MBA. Poi, per un motivo o per l'altro, il post si era perso nella cartella con tutti gli altri draft. Ed ora.. eccoci di nuovo qua, ta-da! Vediamo di chiuderlo questo post, sta volta.

Lunedi' sera scorso mi son preso un sonoro "no" da una ragazza. Capita, direte voi. Si', lo dico anch'io, non e' il primo e dubito sara' l'ultimo. Ci sono rimasto un po' male - ho l'abitudine di analizzare troppo il perche' dei "no", pensare dove ho sbagliato, come avrei dovuto agire, cosa far meglio la prossima volta. Insomma, non dico capita e finisce li'. Dicevo, ci son rimasto un po' male, ma solo per circa 16 ore, perche' poi e' successa una cosa interessante, che vi andro' a raccontare.

Dato che sono oberato di lavoro, ho deciso di assumere 3 nuovi PM, che mi diano una mano a gestire i vari accounts. Ne ho preso uno, me ne mancano ancora due. Martedi' pomeriggio avevo un colloquio con un PM senior, che sulla carta sembrava dio sceso in terra. Esperienza di 15 anni in aziende di tutte le dimensioni, progetti grandi e piccoli, insomma, uno che ne sa a pacchi. Io ero ancora un po' seccato da quello che mi era successo la sera prima, ed al colloquio mi pongo piu' aggressivo del solito. In genere, quando faccio colloqui cerco di mettere a proprio agio la persona che ho davanti - e' inutile renderla ancora piu' nervosa di quella che e', mi perderei ottime persone solo perche' sono agitate. Questa volta invece bombardo il tipo di domande, appena sento che cambia discorso di un millimetro lo interrompo, in maniera un po' rude, e gli dico di stare a quello che gli stavo chiedendo. Insomma, non la solita chiacchierata tranquilla che faccio ai colloqui. Il tizio diventa nervoso, inizia un po' a balbettare, alla fine io gli dico che potevamo anche finire li' il colloquio, e ci lasciamo cosi'.

Alla sera scrivo il mio solito report al capo, raccomandando di non assumere il tipo, e allego la mia lista di motivazioni. Mentre scrivevo il report, mi accorgo che il mio atteggiamento non e' stato dei migliori. Potevo aiutare il tipo di piu', essere meno stronzo, e magari se la sarebbe cavata al colloquio. Ma non e' andata cosi'. Io ero in una giornata un po' storta, e lui ha avuto sfiga di trovarmi in una giornata storta. Ed e' questo il succo del post.

Tanti "no" che ho ricevuto in passato, da aziende, universita', tipe, dipendevano tanto da me quanto da fattori esterni che non potevo controllare. Ho sempre avuto difficolta' ad accettare questa cosa, per due motivi:

  • suona come una giustificazione - ah, non sono riuscito a fare questo, ma non e' colpa mia, e' colpa di qualcos'altro
  • mi secca non avere il controllo della situazione - se non posso controllare completamente la situazione, devo affidarmi alla fortuna, e a quel punto me ne vado al casino' che almeno mi diverto un po'
Eppure non trovo altra spiegazione. Il tipo del colloquio era molto preparato, ma io ero in una giornata no, e non c'e' nulla che lui avrebbe potuto fare per cambiare questa situazione. Idem per l'MBA a Stanford: io potevo essere preparato quanto volevo, ma ci sono tanti di quei fattori fuori dal mio controllo che determinano l'ammissione o meno al programma. E quel colloquio ad Amsterdam di 3 anni fa, che ero convinto aver fatto bene - chi sa cos'e' successo dietro le quinte per dirmi che non mi volevano.

Insomma, Martedi' sera mi son trovato chiaramente in una posizione in cui il fattori esterni hanno sicuramente influenzato quel colloquio. E non mi venite a tirare fuori il discorso dell'etica - no, il tipo non li richiamo, perche' comunque, alla fine, se fosse stato bravo sarebbe riuscito a fare una figura mediocre anche alle domande che gli avevo posto.

Quindi, il riassunto di tutto sto pippone e' proprio che certe cose capitano, e non posso farci nulla. E dopo un anno e mezzo devo smetterla di pensare al perche' non mi han preso a Stanford!

In tutti questi "no", c'e' un lato positivo. Quoto il CEO di Dropbox, Drew Houston: "Don't worry about failure; you only have to be right once". E cosi', anche se non son stato preso ad Amsterdam, due mesi dopo avevo trovato lavoro a Nottingham come PM. E se non mi avevano preso giu a Cannes, avevo poi trovato lavoro a Londra. Alla fine, le cose si mettono sempre a posto, basta sbattersi un po'.

E per la cronaca, Martedi' sera stavo finalmente a posto, rilassato e tranquillo come una pasqua. Anche grazie ad una schiera di amici che non si stufa mai di sentire le mie lamentele ed i miei problemi ;)

martedì 29 gennaio 2013

Storie dalla Metropolitan line

Mi ero quasi dimenticata di raccontarla questa.

Intendiamoci, non che sia una di quelle storie da far cambiare la vita, ma semplicemente un aneddoto su quello che mi e' successo la scorsa settimana in metro mentre tornavo a casa. Mi e' venuto in mente ora perche' stasera non ho un cazzo da fare, sono le 11 e sono stranamente sobrio. O diversamente alcolizzato, vedete voi.

Non divaghiamo, e cerchiamo di tenere questo post stretto e conciso. Iniziava tutto quando, come al solito, uscivo dal pub verso le 10 e avevo una fame porca. Sono a Liverpool Street (non a Liverpool, i miei assidui lettori capiranno il collegamento) e mi fiondo al chioschetto dei cornish pastis. Per voi poveri sfigati che vivete sulla terra ferma, i cornish pastis sono cornetti di pasta frolla con dentro le peggio schifezze lasciate come scarti industriali.

iPhone sparato nelle orecchie, aspetto il treno che arrivi e nel frattempo mi addento una cornish pastis. Una ragazza a fianco a me si addenta un cheese burger, e un altro tizio si mangia una baguette con dentro prosciutto e qualcos'altro. Insomma, un banchetto di ubriachi sulla platform della metropolitan line.

Arriva un gruppo di ragazzini. Italiani. Non serviva sentirli per capire che fossero italiani. Ragazzi con 3 kili di gel in testa neanche facessero le controfigure a Travolta in Fame, pizzetto e barba curatissima, scarpe da ginnastica stile anni 90. E zaino Seven. Ragazze anche loro in jeans - ma in Italia le gonne non esistono? - e scarpe da ginnastica. E zaino Invicta. Carini comunque, 18 anni ciascuno, magari la prima gita da soli fuori dall'Italia. O fuori dalla regione. O fuori da casa di mamma e papa'. Vabbe', non divaghiamo.

Io mi sarei anche fatto i cazzi miei, non che' questi si siedono uno a fianco a me e due davanti, ed iniziano ad urlare come scimmie. Avevo pure gli Arctic Monkeys sparati nelle orecchie, ma ad un certo punto non sentivo piu' nulla. Con un gesto rapido, stacco la musica e ascolto questi cos'hanno da urlare. E nel frattempo mi finisco il mio cornish pastis.

Per praticita', daro' 3 nomi ai ragazzini. Peppo, Aldo, e Gessica. Gessica con la G.

Peppo: "Oh ma minchia, ma secondo voi, qui a Londra, esistono le famiglie normali?"
Gessica: "Eccerto cazzo, certo che esistono, sono stata qua 2 settimane in vacanza studio lo scorso anno, e c'erano le famiglie normali"
Aldo: "E' vvero, c'hai raggione"
Peppo: "No ma guarda cazzo, sono le 10 e tutti mangiano in sta metropolitana:
Aldo: "E' vvero, c'hai raggione"
Gessica: "Ma non capisci un cazzo, e' che questi sono usciti adesso dall'ufficio, tutti gli altri sono a casa a mangiare la pasta"
Peppo: "Ma secondo te la mangiano la pasta questi, cioe', mangiano cose normali?"
Gessica: "Eccerto che mangiano la pasta"
Aldo: "E' vvero, c'hai raggione"
Peppo: "No ma cazzo tipo, guarda quella tipa che si sta mangiando un amburgher, fa proprio schifo oh"
Gessica: "Eh eh che troia, che schifo"
Aldo: "E' vvero, c'hai raggione"
Peppo: "E guarda sto qua a fianco a me, cazzo sta mangiando, dei cornetti?"

Alche' io mi giro, con una faccia non propriamente sobria, accenno un mezzo sorriso, e gli dico:

"Guarda, quello che sto mangiando si chiama cornish pastis, e' abbastanza buono, te ne posso offrire uno".

Gessica: "Ahaahha che figura di meerda"
Peppo [un po' palliduccio]: "Err mi-mi s-s-cusi" (mi piace quando mi danno del lei)
Aldo [accartocciato dalle risate]: "Ahahahhahaha" (Aldo non ha mai contribuito molto)

Aldo, Peppo e Gessica escono - aka si catapultano - appena si ferma il treno, a Farringdon. Io me ne son tornato a casa sorridendo - e no, non perche' ero ubriaco.

lunedì 14 gennaio 2013

Fare la cosa giusta - non andare all'ospizio

Oggi pomeriggio ho passato un'ora e mezza della mia vita a parlare con un vecchietto in un ospizio.

L'anzianotto in questione e' un amico di un amico. I due si conoscono da una vita, e si sono sempre scambiati corrispondenza. Succede che il vecchietto non ha risposto all'ultima lettera invitata dal mio amico: l'ultimo contatto infatti risale al 2011, ed il mio amico era giustamente preoccupato per le sorti del vecchietto.

Il mio amico mi ha cosi' incaricato di andare alla ricerca di questo anziano, che casualmente vive a Londra. Non sono riuscito a trovare un recapito telefonico, cosi' oggi pomeriggio dopo aver fatto due commissioni, mi sono messo in marcia per Kilburn alla ricerca di questa persona. Trovarlo non e' stato difficile: avevo il suo nome ed il suo indirizzo di posta, che risulta poi essere un'ospizio. Dopo aver convinto la portinaia a farmi entrare, arrivo nell'appartamento di questo uomo.

Il tipo e' completamente sordo. La portinaia mi avverte - se vuoi parlargli, devi urlare.
io: "Hello, my name is Luca, I'm here on behalf of.. "
lui: "Whaaaat?"
io: "HELLO - MY - NAME - IS..."
lui: "I CAN'T HEAR YOU, SPEAK LOUDER!"
io: "For folks sake.. HELLOOOOOOOOOOO!!" (ho poca pazienza..)
e cosi' via..

Dopo una buona 20ina di minuti, usciamo dall' empasse delle introduzioni, e inizia la mia fine. Questo simpatico vecchietto pare che non parlasse con anima viva dalla guerra 15-18, cosi' inizia a raccontarmi tutta la sua vita. E mi racconta del suo tempo passato nel Libano, a Roma, a lavorare per Thomas Cook etc. Cioe', una vita pienotta, in giro per il mondo.

Io ho il livello di sopportazione pari a 0, ma mi sembrava brutto mollarlo li' a meta'. Allora dopo avermi raccontato tutto della sua vita, inizia a raccontarmi di quanto e' scazzato in ospizio, che nessuno lo viene a vedere, che la sua famiglia si e' dimenticato di lui, che paga troppo per questa camera, che nella sua agenda ha ancora numeri di tante donne ma non gli va piu' di chiamarle..

Alla fine, mi ha messo una tristezza dentro che la meta' basta. Solo che ero troppo scazzato dopo un'ora e mezza a star li a sentirlo parlare, che ad un certo punto gli ho detto che vabbe', mi faceva piacere averlo conosciuto, che sarei andato a trovarlo tra un po' di mesi e amen.

A vedere le sue condizioni di salute, mi sa che la prossima volta che lo vado a trovare sara' al Brompton cemetery. In compenso, mi ha dato un po' di indirizzi di ottimi ristoranti in centro, mi ha detto di andare e farsi dare qualche sconto dicendo che sono suo amico :/

venerdì 4 gennaio 2013

Lavori al minimum wage nella capitale

Prendo spunto da una conversazione che ho avuto ieri con il gestore di un ristorantino italiano dietro Harrods per scrivere qualcosa sui lavori da barista / cameriere / commesso che i ragazzi italiani possono trovare qua a Londra. Vorrei mettere numeri, grafici, considerazioni di carattere economico e sociale, ma come diceva un mio vecchio professore all'universita' di Torino, verrebbe solo fuori una minestra riscaldata. Vi metto un paio di link, come il London's Poverty Profile o National Minimum Wage Low Pay Commission 2012,  per approfondire i discorsi.

Paolo, un simpatico Bresciano a Londra da parecchi anni, dice che riceve mediamente 10 ragazzi italiani al giorno in cerca di lavoro nel suo ristorante. 10 al giorno, 300 al mese! Purtroppo li deve mandare via tutti, e le cose non miglioreranno nei prossimi mesi quando entrera' in bassa stagione. Troppi ragazzi in cerca di lavoro? O poca offerta di lavoro? E son poi tutti ragazzi?

Si', troppi ragazzi in cerca di lavoro. L'offerta di posti al minimum wage, dopo il calo del 2008-2009, e' tornata lentamente a salire. Pub e ristoranti che avevano chiuso a causa della delocalizzazione di lavori fuori Londra, riaprono per incontrare la domanda di nuovi colletti bianchi affamati. Ma sulle sponde italiche la crisi continua a mordere, ed orde di giovani senza lavoro - laureati o meno fa poca differenza - cercano miglior fortuna oltre manica. E si ritrovano tutti qua a Londra a cercare lavoro.

A questo punto, io mi farei due domande.

Perche' venire a Londra? Ok, fa molto cool passare le notti negli ambienti underground di Shoreditch o fare spesa a Sloane Square, ma con un lavoretto al minimum wage e' gia' tanto se ti puoi permettere un frappuccino da Starbucks dopo aver pagato l'affitto della tua camera condivisa con 10 persone. Gli affitti sono alle stelle a causa dei pochissimi mortgage concessi, i trasporti sono carissimi causa tagli del governo al settore pubblico. Il regno e' grosso, non inizia e finisce dentro la M25. Personalmente mi piace parecchio Bath e Bristol, ma anche Nottingham non era affatto male. E perche' non York o Leeds, nel grande nord? Tutte cittadine stupende dove la vita costa moooolto meno, bar e ristoranti ce ne sono uguali, inglese lo parlano uguale (ok, non al nord, ma ci assomiglia). C'e' sempre la Scozia poi - io ci ho lasciato il cuore ad Edinburgh! Vivere in un posto economico ti permette di vivere decentemente con uno stipendio base, pagarti un corso di inglese (vedi punto dopo), uscire la sera e conoscere gente. E trovi anche meno italiani in giro, cosi' hai meno tentazioni di fare gruppo e magari impari qualcosa della cultura locale.

Perche' ammazzarsi di lavoretti? Va bene, Londra e' l'unico posto al mondo che ti tira. Boh, ti capisco, anche per me e' cosi'! Hai lasciato l'Italia con un pezzo di carta in mano, spero per te in qualche disciplina scientifica e non in scienza dei formaggini cremosi. L'inglese non lo parli molto, ma la tua idea e' di venire qua e imparare lavorando. Cazzate. Devi andare a lezione, punto. Un amico, architetto, lavorava come cameriere di giorno e barista alla sera, 6 giorni su 7. Due lavoretti al minimum wage, che gli pagavano l'affitto e qualche sfizio di tanto in tanto. Dopo 6 mesi, non aveva imparato una mazza di inglese. Pero' sapeva dirti tutti i piatti del giorno e le birre che servivano. Se n'e' tornato a Udine. Fai un corso di inglese, fai colloqui di lavoro per lavori su cui hai studiato sopra. Non per metterti fretta, ma ora che tu hai finito l'universita' in Italia, un tuo coetaneo locale qua ha gia' lavorato da tre anni come professionista.

mercoledì 19 dicembre 2012

Italiani in vacanza a Londra

Non mi ricordo se in passato ho gia' scritto un post su questo tema. Chissene, lo riscrivo. Questo post sara' volutamente razzista e tirera' fuori i peggior stereotipi: di nuovo, chissene - sono Italiano, posso parlar male dei miei connazionali. Analizzero' gli Italiani a Londra come un documentario di Quark sugli animali della Savana. Quando leggerete questo post, dovete immaginarvi la voce del tizio dei documentari di Quark che vi descrive queste gli atteggiamenti, le abitudini, i movimenti del branco ecc.

Tutto quello che vado a raccontare e' tratto da esperienze nei passati 6 anni. Ho assistito di persona a tutti gli eventi.

Gli Italiani in vacanza a Londra si dividono in tre categorie: famiglie, gruppo di amici misto, gruppo di amici unisex. Oggi mi concentro sulle famiglie.

Famiglie.

Le famiglie sono il mio gruppo preferito. Solitamente composte da padre, madre e due figli (questi ultimi un po' paffutelli, ma varia da stagione in stagione), le famiglie Italiane a Londra sono addobbate tipo spedizione antartica, anche fosse il 15 di Agosto - pantaloni di flanella, piumino che ha segnato la vita ad almeno 10 oche, sciarpa kilometrica e cappello di fustagno sono i tratti tipici. All'interno di questa armatura, la temperatura si aggira intorno a quella del sole, ma gli Italiani non sembrano patirne, anzi, guardano con disprezzo i locali che si aggirano in jeans e felpa.

La mamma in genere e' il capo branco. Si aggira minacciosa con una mappa della tube di Londra, preziosa come la mappa di Zelda. Anche con la mappa in mano, non si fida troppo di quello che c'e' scritto sopra - mai fidarsi dei leaflet gratis, specialmente se arrivi dall'Italia. Di conseguenza, la tipica famiglia Italiana in vacanza a Londra circonda qualsiasi mappa della tube in stazione, in un chiaro intento di non far vedere la mappa ad altri, e col dito percorre miglia e miglia di linea ferroviaria sulla mappa. Per poi perdersi puntualmente il treno.

Salgono sulla metro, riescono ad ostacolare tutte le 10 uscite anche se sono in 4, e si mettono in viaggio. Poi il panico, il terrore nei loro occhi. Il treno si ferma, ed il conduttore inizia la sua tiritera sul perche' il treno e' fermo. "We're being held at a red signal, we'll be on the move shortly". Oddio cosa ha detto. Oddio i tedeschi hanno ripreso i bombardamenti di Londra e non possiamo muoverci. Oddio i Maya avevano ragione. Poi il treno riparte, e tornano a respirare. Fino alla stazione dove devono scendere. La preparazione alla discesa e' paragonabile solo alla partenza dei 100 metri: tutti attaccati porte 10 min prima che il treno vada a fermarsi, figli davanti, mamma e papa' dietro. Appena la porta si apre, la mamma spinge i figli fuori, e tutti scappano dalla metro come se non ci fosse un domani. Cazzo, tanta fatica per trovare la metro giusta, almeno goditi il viaggio.

In giro per Londra, la famiglia Italiana non ha particolari tratti distintivi. A parte rischiare la vita ogni volta che attraversa la strada - un problema che accomuna un po' tutti gli Europei in genere - la famiglia si muove rapida per la citta', in genere apprezzando la pulizia del centro, gli scoiattoli in Hyde Park e commentando i prezzi alti delle attrazioni e dei dei taxi. Commenti razzisti su donne col nijab non si sprecano, e sono solo sorpassati da quelli sulla gente con una pinta in mano. Societa' malata, dicono loro.

Ad un certo punto, la fame prende il sopravvento. Sono in genere le 9 di sera, quando la famiglia Italiana in vacanza a Londra decide di andare a mangiare. Perche' anche se la fame e' arrivata alle 5 del pome, la famiglia Italiana non puo' mangiare alle 5 del pome. E neanche alle 6. E' una di quelle regole Italiane non scritte, tipo che il pasto si puo' solo consumare su un tavolo con una tovaglia o che il pasto consiste in tre portate.

Una volta trovato un ristorante dove mangiare, la famiglia Italiana da il meglio di se. Un po' di imbarazzo all'inizio quando il cameriere chiede "how many?" e il papa' risponde "fud", ma poi a gesti si capiscono. Una volta seduti, la mamma addobba la tavola col suo mini-dizionario italiano inglese, ed inizia la traduzione di tutto il menu', quello dello scorso anno e quello dell'anno precedente. Il cameriere si spazientisce un po', dopo che per la quinta volta e' stato mandato via perche' la mamma e' riuscita solo a tradurre gli ingredienti del primo starter. Si fanno oramai le 10, il ristorante sta quasi chiudendo, il cameriere si fa insistente e alla fine la famiglia desiste. Fish & Chips. Il padre inizia a lodare le qualita' del merluzzo fritto e del pure' di piselli, neanche fosse foie gras e tartufo. Mezza pinta per lui (mezza sega), coca cola per lei e i figli. Si accordano sul fatto che il vino in Inghilterra non sara' mai come quello in Italia, e lasciano perdere.

lunedì 17 dicembre 2012

Poi BT ti impressiona

Quando credi che non ci sia piu' speranza contro organizzazioni che fanno outsourcing di help desk, vieni puntualmente smentito.

Domenica pomeriggio, ore 4, pigramente a casa a recuperare le forze di un weekend un po' delirante, decido di risolvere un problema che mi seccava da un po' di tempo.

Ho una linea adsl con BT, uno dei maggiori ISP del regno. Mi sono sempre trovato bene con BT, a parte quando ho cancellato il contratto un annetto fa e mi hanno fatto un po' di storie. Quando mi sono spostato qua a Hillmarton Road, ho trovato che la mia via non era ancora cablata, e l'adsl piu' economica era appunto quella di BT, quindi boh, tanto valeva aprire di nuovo un contratto con loro.

BT offre un servizio chiamato BT-OpenZone: wi-fi hotspots praticamente ovunque, da Penzance a Newcastle, passando per Cardiff e Hull. E ovviamente pure Londra. Questi hotspots sarebbero a pagamento, ma per i clienti BT sono gratuiti. Gran cosa quando sei in giro e non vuoi attaccarti alla linea 3G.

Nei primi giorni che avevo la linea BT ho provato a registrarmi al servizio BT-WiFi, ma senza successo: per qualche motivo il sistema di registrazione credeva che fossi ancora sul vecchio contratto (che avevo chiuso un annetto fa), e non mi faceva procedere oltre. Oggi, di buona lena, sono andato sulla pagina di supporto, ed ho provato a chattare con l'operatore. Troppo scazzo chiamare.

Memore delle avventure con Vodafone Italia e la loro chat, non ci speravo piu' di tanto: chi sa cosa mi dicono. Invece, l'operatore, probabilmente a 1000 miglia di distanza, e' stato puntuale e preciso. Mi ha fornito una nuova chiave d'accesso, una password temporanea, poi mi fa "Rimango in linea, prova ad accedere e fammi sapere se funziona tutto ok". Io ringrazio, provo, funziona, e gli scrivo "Grazie, funziona tutto bene! ciao!" e stacco la comunicazione.

Contento per la riuscita dell'operazione, configuro iPhone e iPad con le password, e bon, per me finiva li. Per BT no. Non contenti che gli avessi scritto che funzionava tutto bene, mi hanno chiamato sul numero di casa. "Mi scusi, ci stavamo parlando prima in chat, probabilmente e' caduta la linea: ho letto che e' riuscito a far funzionare il servizio, volevo ancora chiederle se potevo aiutarla con qualche altra cosa". Alche' io ho ringraziato di nuovo, dicendo che era tutto a posto per questa volta.

Boh, questo e' un servizio. E mi ha sorpreso. E son qui a scriverne.