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giovedì 17 gennaio 2019

Spedizioni da Londra a Hong Kong

Sono partito per Edinburgo con una valigia da imbarcare e uno zaino. Per Darlington, avevo la stessa valigia da imbarcare, lo stesso zaino, più una box grossa che mi ero spedito. A Nottingham, avevo una macchina di roba. Per Londra, ne avevo due. Hong Kong? Un cargo!

Ok, un cargo è esagerato, facciamo chiarezza. Prima di partire per l'Asia, un amico mi ha regalato il libro "Solo bagaglio a mano" di Gabriele Romagnoli. Non posso dire che ha rivoluzionato il modo in cui vedo le cose, ma ha sicuramente influito la mia percezione sui miei oggetti, le cose che possiedo e le cose che posso lasciare indietro. L'ho letto tutto di un fiato (non è molto lungo, non sono un campione di apnea), e lo consiglio a tutti. Non poteva arrivarmi in un momento migliore, dal momento che ero pronto al grande trasloco.

Innanzitutto non avevo tantissima roba da portare via dalla mia casa di Londra: mettendo l'appartamento in affitto, ho lasciato indietro cucina, soggiorno con tavolo e sofa, letto e mobili vari. Immaginando che le case a Hong Kong fossero piccole piccole, ho iniziato a sbarazzarmi di roba che avevo accumulato in questi anni: CD, DVD e videogiochi venduti su Music Magpie (a che servono quando si ha Netflix e Spotify?), libri dell'università su Amazon, il resto su eBay e Gumtree. Ciò che non ho potuto vendere, l'ho donato a Oxfam e Cancer Research: questi ultimi mi ha mandato una e-mail recentemente dicendomi di aver ricavato £100 dalle mie donazioni! Unica eccezione è stato l'albero di Natale, che pensando non ci stesse nella nuova casa, l'ho buttato - chi vorrebbe mai comprare un albero di Natale a metà Agosto? Io e Ida ci siamo un po' mangiati le mani nell'averlo buttato, e quest'anno ne abbiamo preso uno nuovo su Taobao, come da foto allegata.

Piccola nota: ho trovato veramente difficile vendere libri usati fuori da internet. Ho girato parecchie librerie, e, in maniera totalmente inaspettata, nessuna che accettava libri di seconda mano. Alcuni posti mi hanno informato che accettano libri usati solo nel periodo di settembre, quando inizia l'università, e che comunque li compravano a meno della metà del prezzo di copertina.

Siamo rimasti quindi con un po' di roba da inscatolare, cosi' ho fatto il giro dei vari Sainsbury's, Tesco e Morrisons per raccattare scatole di cartone. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che questi supermercati diano via gratuitamente i loro imballaggi, piuttosto che farli pagare o buttarli al macero. Qui a fianco vedete l'istantanea dell'imballaggio di un oggetto prezioso. Una volta imballato e impilato tutto, è venuta fuori una pila di box alta quanto me, e larga più o meno un metro quadro. Come spedirla?

Dopo aver vagliato diverse opzioni (UPS, DHL, Royal Mail), mi sono imbattuto in Seven Seas Worldwide. Questa società si specializza in trasporti di grossa merce via mare, e ad Agosto 2017 i lor prezzi erano competitivi: spostare un box delle dimensioni di 112x96x187cm da porta a porta mi è costato meno di £600. Questi della Seven Seas ti portano il box sotto casa, ti aiutano a riempirlo con le tue scatole, te lo sigillano sotto gli occhi, e te lo mandano a destinazione, via nave. Sul sito puoi anche vedere la sua locazione in tempo reale, dal momento che la nave è tracciata su Google Maps - tipo vedi se la nave viene dirottata dai pirati al largo della Somalia, o se viene inghiottita da un ciclone nei pressi dell'India.

Siamo così arrivati a Hong Kong comodamente con una valigia a testa, e il nostro box è arrivato un mese dopo, intatto come quando l'avevamo imballato.

giovedì 10 gennaio 2019

Quella brezza chiamata tifone

Hong Kong, come un po' tutto il sud-est Asiatico, è spesso colpita da tifoni. Quando vivevo in Europa, ho sempre considerato tifoni, uragani, cicloni e tornadi un po' la stessa cosa: eventi metereologici estremi che non mi riguardano da vicino. Da un anno a questa parte, le cose sono cambiate.

Partiamo dall'etimologia. Pare che la parola tifone (typhoon in inglese) derivi dal cinese 大風, pronunciato daai6 fung1 in cantonese. Per voi poveracci che non masticate i caratteri cinesi come il sottoscritto, 大風 si traduce letteralmente come grande vento. Non mi ricordo se ne ho già parlato, ma i cinesi parlano un po' come Yoda: parole semplici che messe insieme sfornano grandi concetti. Qui un esempio tra tutti. Dato che noi non ci accontentiamo degli antichi saggi cinesi e vogliamo una spiegazione più approfondita di questo fenomeno metereologico, scopriamo da Wikipedia che il tifone è un ciclone tropicale che si forma nell'oceano Pacifico nord occidentale. Se si fosse formato vicino all'India, si sarebbe chiamato ciclone. Se si fosse formato nell'Atlantico, si sarebbe chiamato uragano. E se si fosse formato nei dintorni di Abbiategrasso, vi chiederete voi? Non siete stati attenti, risponderei io: stiamo parlando di cicloni tropicali, ovvero fenomeni metereologici che accadono ai tropici.

Ora che abbiamo piena conoscenza dell'argomento, vediamo come Hong Kong si è attrezzata nel tempo a fronteggiare questi eventi. Molto semplicemente, negli anni la città ha adottato un sistema di misure preventive che evitano morti e danni.

L'osservatorio metereologico locale ha il compito di avvertire gli hongkonghini della pericolosità di un tifone che entri nel raggio di 500 miglia dal centro della città. Questi avvertimenti prendono forma di segnali trasmessi sui vari media: dal segnale T1 (attesa) si arriva a T10 (tifone nero, vento sopra i 118km/h) passando per T3, T8 e T9. Ad ogni segnale è associata una serie di regole da seguire: per esempio, T3 avverte il pubblico di mettere al sicuro piante e fuori posizionati su davanzali esterni; T8 obbliga gli uffici a chiudere e le persone a tornare a casa al più presto, traghetti fermi ecc.

C'è un dibattito aperto sull'efficacia dello scotch alle finestre. Ai locali piace tanto metterlo e disegnarci il carattere 米 (riso) sopra. L'idea è quella di rinforzare la tenuta della finestra, migliorando la resistenza del vetro. Pare non serva assolutamente a nulla, se non ad arricchire i venditori di nastri adesivi prima dei tifoni: i vetri si rompono quando non hanno abbastanza flessibilità, con o senza scotch.

I sistemi di drenaggio sono tenuti in ottimo stato. Vado spesso a fare jogging sui picchi, e ogni santo giorno vedo operatori che tengono puliti gli scarichi delle acque piovane ai lati della strada, raccogliendo tutte le foglie e rami secchi che potrebbero ostruire i rivoli. Sono stati costruiti grandi bacini di raccolta d'acqua nel sottosuolo, come quello sotto l'ippodromo di Happy Valley, che può contenere fino 60,000m3 di acqua. L'acqua raccolta viene pompata in mare, alleviando il problema di allagamenti cittadini.

Insomma, per forza di cose, si sono dati da fare da queste parti. Questi fenomeni accadono almeno due volte l'anno, è normale che ci si attrezzi per fronteggiarli. Anche con tutto questo, i danni provocati da tifoni sono ingenti, come dimostra la foto che ho scattato sotto casa mia la sera che è passato il tifone Mangkhut: alberi sradicati, vetri infranti, rifiuti per strada, caos. Nessun morto per fortuna, e la città è tornata in piedi in due settimane. Sempre meglio di quello che abbiamo vissuto a Krabi due anni fa, quando per una pioggia il paese è stato completamente sommerso dall'acqua, ed io e Ida ci siamo trovati bloccati in un bar allagato, tra scarafaggi e topi. Not nice at all. In quel momento abbiamo pensato: ma com'è possibile che non si attrezzino per una pioggia? Com'è possibile che bastino due gocce d'acqua per far allagare la città in questo modo? Sarà che questo è davvero il terzo mondo? Poi ho ripensato a tutte le volte che esonda il Po, la Dora e tutti i fiumi in Piemonte, e ho pensato che non è un problema solo della Thailandia.

lunedì 28 maggio 2018

Case infestate... da fantasmi!

Lo scorso settembre io e Ida ci siamo messi a cercare un appartamento in affitto a Hong Kong. Tratterò tutto l'aspetto di come cercare casa in un altro post, oggi mi concentro su una peculiarità del mercato immobiliare hongkonghino, ovvero i fantasmi.

Questa è una conversazione realmente avvenuta tra me ed un agente immobiliare locale:

Agente: "Tutto confermato per gli appuntamenti di domani. Una cosa solo: prima che vada ad ispezionare gli appartamenti, sono obbligato a dirle che all'interno dell'edificio sono avvenuti due omicidi al trentunesimo piano e due sucidi al quindicesimo ed al trentanovesimo piano. È un problema per lei?"
Io (penso): "What the fuck.."
Io: "Non mi interessa sinceramente, non lo dica solo a mia moglie"
Agente: "Oh.."
Io (penso): "Ma un po' di senso dell'humor?"
Io: "Sto scherzando, non si preoccupi davvero"
Agente: "Ah ok, grazie"

I cinesi sono molto scaramantici, e vivere in una casa dove è stato commesso un omicidio o suicidio è un grosso no-no per loro, dal momento che potrebbero esserci dei fantasmi. Non importa che tutta la città sia infestata da scarafaggi o ratti; ciò che conta (e che fa abbasssare il costo al metro quadro) sono gli spiriti dei morti e sepolti, che dall'aldilà influiscono sul mercato dell'immobile hongkonhino rendendo meno appetibili le case. Ovviamente il discorso si applica solo se siete cinesi o credete nel paranormale: se non vi interessa troppo abitare in una casa potenzialmente infestata, potete trovare ottime opportunità cercando appartamenti questo tipo. Squarefoot, uno dei principali motori di ricerca di immobili da acquistare o affittare, offre un'opzione per cercare solo case infestate, giusto se stavate pensando ad un ottimo investimento oltremare!

In realtà non è così facile accaparrarsi questi appartamenti, anche se i cinesi se ne stanno alla larga. Sui Picchi c'è una casa bellissima, il Dragon Lodge, che è rimasta invenduta da circa 30 anni. La casa è stupenda, almeno sulla carta: immersa nel verde, tre piani, ampio giardino, piscina, e vista mozzafiato sulla baia. Perche è invenduta? Nessuna banca presta soldi per comprarla, e anche se aveste i soldi, nessun cinese è disposto a metterci piede anche solo per farci i lavori di ristrutturazione. Ma sono scemi? Secondo me sì, eppure il Dragon Lodge fu teatro di un massacro durante la seconda guerra mondiale, in cui sette suore persero la vita durante l'occupazione giapponese. Andando ancora indietro nella storia, scopriamo che il primo proprietario era un ricco uomo d'affari che andò in bancarotta, ed il secondo proprietario, anche lui ricchissimo, si suicidò nella casa. Dopo il massacro delle suore la casa non trovò più pace. Nel 1970 la proprietaria lasciò il lodge perché convinta di aver visto il fantasma di una bambina di undici anni con una vestaglia bianca che chiedeva aiuto. Insomma, il Dragon Lodge è la casa infestata per antonomasia; gli ultimi lavori di ristrutturazione sono stati sospesi nel 2004, quando gli operai sono scappati via dopo aver visto alcuni spiriti aggirarsi per le camere. Oggi la casa è un rudere desolato, e fa effettivamente venire i brividi quando ci si passa vicino, specialmente se è sera tardi e non c'è nessuno per strada. Trovate altre foto del rudere a questo indirizzo.

Parlando di altri palazzi infestati (ma stavolta venduti sottoprezzo), la conversazione tra me e l'agente all'inizio del post riguardava degli appartamenti al J Residence. Questo palazzo a Wan Chai fu teatro di un duplice omicidio dove un banchiere inglese, Rurik Jutting, ammazzò due giovani prostitute indonesiane, facendole poi a fette e mettendole in una borsa. Non posso poi mancare di citare la casa dell'Hello Kitty murder, dove tre persone torturarono e ammazzarono un hostess di un night-club, per poi decapitarla e mettere i pezzi della testa all'interno di alcune bambole di Hello Kitty. Io e Ida siamo passati a vedere la casa da fuori nella notte di Halloween, giusto per vivere il brivido della notte dei morti viventi. Non è stato nulla di che, non c'era tanto da vedere, non siamo nemmeno sicuri di aver capito quale fosse esattamente la casa.

Per finire, la scaramanzia cinese non si ferma ai fantasmi. Il numero 4, che in cinese si pronuncia [si], suona molto simile a [sĭ], "morte". Questo fa sì che in tutti gli edifici manchi il piano 4, 14, 24, 34, tutto il blocco dei 40, e via dicendo. Di contro, 8, pronunciato [ba], suona simile a [fa], "fortuna", quindi tutti gli appartamenti in un piano che contiene la cifra 8 sono più cari. E non solo i piani: i numeri di telefono, le targhe delle automobili, il conto in banca. Insomma, vivo un paese andato scemo per la numerologia.

Good n8!

venerdì 18 maggio 2018

Il cinese e il rutto

Vivere ad Hong Kong è bello, peccato per i cinesi. 

Se avete mai lavorato in un ufficio pieno di cinesi, sapete sicuramente di cosa io stia parlando. Immaginatevi un floor con venti persone circa, silenzio totale, si sente solo il rumore della tastiera, di tanto in tanto la stampante che gira, ma nulla di più. Tutti con le cuffie attaccate ascoltando musica, podcast, magari nulla e pretendendo solo di sentire qualcosa per non essere disturbato da altri. Ad un certo punto, un rombo di tuono. Un rutto. Forte, pieno, in tutta la sua potenza e profondità. Io mi giro, in un mix di schifo ed odio, cerco di capire con lo sguardo chi ha commesso lo scempio. Con me si girano tutti i non cinesi dell'ufficio, ognuno con aria altrettanto schifata. Senza imbarazzo alcuno, il cinese ruttatore non sbatte ciglio. E non perché si vergogna, ma perché non c'è nulla di male per lui, è normale digerire alla Barney dei Simpsons come se non ci fosse un domani. 

Ma da dove arriva la tradizione del rutto libero cinese, per dirla alla Fantozzi? Si narra che nella Cina di Mao, la pratica del rutto era accettata e ben voluta. Mao credeva in una società contadina, semplice, e disprezzava l'aristocrazia e le buone maniere. Dato che all'epoca quello che diceva Mao era un po' come un vangelo, non avresti mai voluto trovarti in una posizione di contraddirlo (sai com'è, se non eri d'accordo, c'erano sempre i campi di concentramento per mettersi d'accordo), e quindi un milardo di persone si è improvvisamente trovata a ruttare liberamente. Fortuna vuole che il pensiero di Mao si sia fermato al rutto e non ad altre flatulenze.

Sfortunamente i rumori dei cinesi non si fermano alla digestione, ma partono ben prima, durante l'alimentazione. Sono convinto che ci sia un piacere (tutto ancora da scoprire per il sottoscritto) nel tirare su il brodo ed i noodles facendo il più rumore possibile. Se mai vi capita quando siete da queste parti, fate un salto in quasisasi tipico noodle shop, e molto probabilmente vi troverete seduti ad un tavolo rotondo con quattro o cinque cinesi del tutto sconosciuti che pare facciano a gara a chi fa più rumore con la bocca. Un concerto senza strumenti che vi lascierà senza parole (o senza appetito, dipende dai gusti).

Inutile sparare sulla croce rossa parlando del casino che fanno quando parlano. Hanno un timbro di voce particolarmente alta, e sarà che personalmente non adoro il suono della loro lingua, trovo spesso fastidioso essere vicino a due cinesi che parlano. Più sono vecchi più sembrano urlatori, sarà che l'udito cede e quindi sopperiscono con la voce.

Quello che mi fa più sorridere di tutto questo però sono gli hongkonghini che danno dei trogloditi ai cinesi mainland. Un po' come il bue che da del cornuto al toro. Probabilmente sono qua da troppo poco tempo per distinguere le due fazioni, ma in questo anno e mezzo di permanenza non sono ancora riuscito a trovare grosse differenze tra i due. Tutti ruttano, tutti fanno casino quando mangiano, tutti urlano, indipendendemente se sono nati da questa o dall'altra parte del confine con la Cina. Tutto ciò mi fa ricordare alcune figure nostrane che ritenevano alcuni italiani migliori di altri solo ed esclusivamente in base alla loro latitudine di provenienza, e più recentemente qualche personaggio inglese che ha convinto una nazione intera nel dire che i mainland europei sono brutti e cattivi. Ripensandoci, c'è poco da sorridere.

martedì 15 maggio 2018

Jogging a Hong Kong

È da un po' di anni che mi piace andare a correre all'aria aperta; ho iniziato a Darlington ad Hamstely Forrest, per poi proseguire più seriamente quando mi sono spostato a Nottingham ed infine a Londra. Lo preferisco alla corsa sul tapis roulant perché mi piace sentire l'aria fresca quando corro, vedere ambienti diversi e non pagare l'abbonamento alla palestra. Naturalmente, da quando mi sono trasferito a Hong Kong ho inziato a cercare percorsi per jogging, e sono rimasto piacevolmente sorpreso da quello che la città offre.

L'isola di Hong Kong ha tantissimi percorsi immersi nel verde letteralmente a due passi dalla città. Basta infatti andare sui picchi, nel centro dell'isola, per immergersi nella natura e perdersi nei tantissimi sentieri che portano da una parte all'altra della città. Un percorso pedonale su tutti, Bowen Road, collega Happy Valley a Central, passando su una balconata che da direttamente sulla baia. Alla sera è uno spettacolo unico, con tutte le luci dei grattacieli accese e la vista di Central, Kowloon e tutto quello che c'è in mezzo. Da Bowen Road poi si può salire a piedi su Victoria Peak, percorrendo un sentiero ben illuminato che porta fino al circuto di Harlech / Lugard Road, per poi scendere giù direttamente all'Hong Kong University, tutto sempre a due passi dalla città. I percorsi che per ora ho registrato sono disponibili sulla mia pagina di Endomondo, ed includono sia quelli su Hong Kong Island che su Kowloon Bay. Quest'ultima non sarebbe male come percorso di corsa, non fosse la puzza di fogna che qualche volta si sente all'altezza del Central Tunnel. È veramente pesante, non capisco come non ci facciano nulla. Mi sono anche avventurato qualche volta nei New Territories, ovvero le zone a nord di Kowloon al confine con la Cina. La si trova il MacLehose trail, ovvero 50 miglia di sentiero che percorre i nuovi territori da est a over, toccando spiagge semi-isolate e punte montagnose. Per ora ne ho fatto solo alcuni tratti, e da quello che ho visto lo consiglio a tutti.

Qui sono alcuni dei miei percorsi preferiti:
Ovviamente, il clima di Hong Kong non è l'ideale per la corsa. O meglio, dipende dai mesi. Da Aprile a Settembre il caldo e l'umidità rendono la corsa molto più difficile di quella che dovrebbe essere. A volte sembra proprio che manchi l'aria, e per uno come me che suda parecchio, il rischio di rimanere disidratato è dietro l'angolo. Consiglio spassionato: portatevi sempre (tanta) acqua dietro quando andate a correre o fare hiking ad Hong Kong, in particolare se non sapete dov'è la prossima fontanella d'acqua (ma anche se lo sapete portatevi dell'acqua dietro, che non si sa mai). Specialmente se non siete abituati, il caldo e l'umidità possono giocare brutti scherzi, con improvvisi cali di pressione, sensazioni di nausa ecc.

Parlando di fontanelle d'acqua potabile, Hong Kong fortunatamente è molto ben attrezzata. Ci sono parecchi punti di abbeveraggio locati strategicamente sui vari percorsi, con tanto di bagni pubblici attrezzati. Una domanda sorge spontanea: sono mappati da qualche parte? Fortunatamente sì! Poco tempo fa ho scoperto l'app Water For Free, che lista tutte le fonti d'acqua potabile disponibili a Hong Kong, dento e fuori i parchi. Ci sono segnati anche punti di ristoro all'interno di shopping centers, giusto se avete sete mentre fate acquisti in centro.

Buona corsa!

domenica 15 aprile 2018

Lavoro a Hong Kong trovato

Dopo un anno di silenzio stampa, ritorno più forte di prima raccontando le mie avventure oltre mare.

Sono oramai passati sei mesi da quando ho iniziato a lavorare da Capgemini. Sembrano lontani i giorni in cui abbiamo lasciato Londra per una mini mini camera a Kowloon, il dark side di Hong Kong, tanto, troppo cinese. Ricapitolando gli eventi: da Londra siamo andati ad Hong Kong, poi da Hong Kong siamo tornati un mesetto in Italia, quindi un paio di mesi a Londra, e, una volta ricevuta la conferma del mio lavoro, ci siamo trasferiti definitavemente ad Hong Kong (e sposati nel frattempo, ma quella è un'altra storia per un altro post!).

Nel post di quasi un anno fa, mi chiedevo come trovare lavoro a Hong Kong, e lamentavo la lentezza nel processo di assunzione. Probabilmente è così ovunque nel mondo, ma l'esperienza che ho avuto mi ha insegnato a prenderla molto con tranquillità. I recruiters non sembrano avere parecchia fretta di velocizzare le procedure, e per arrivare all'agognata assunzione possono passare mesi e mesi. Giusto per dare un'idea, il primo colloquio da Capgemini l'ho fatto ad aprile, e ho iniziato a lavorare a fine settembre - sette mesi in cui si sono susseguiti almeno sei colloqui. Questa lentezza è anche data dall'alto numero di giorni festivi: 15 in tutto. Dopo le vancanze di Natale e Nuovo Anno, tra gennaio e febbraio c'è il Chinese New Year, dove la città si ferma per 3 giorni, e molti ne approfittano per prendere tutta la settimana prima o dopo come vacanza. Tra marzo e luglio ci sono sette festività, e da settembre a dicembre altri tre giorni festivi. Sembra che i recruiters abbiano sempre una buona scusa per non rispondervi!

Durante la mia ricerca di lavoro mi ero rivolto sia ad agenzie di collocamento che direttamente alle aziende che mi interessavano. Non ho trovato molta diversità nell'approcciarsi a uno o all'altro, se non che le agenzie di collocamento sembrano darti molta positività dicendo che tu sei il miglior candidato per quella posizione, per poi dimenticarsi di te una volta che non riescono a piazzare il tuo curriculum alla società che vogliono. Per quanto riguarda i motori di ricerca per trovare lavoro, ho usato più che altro LinkedIn e JobsDB. Questi non sono gli unici, ma sono sicuramente i più validi. Rimane il fatto che se avete conoscenze all'interno di qualche azienda, è molto più facile arrivare in sede di colloquio. Io ho utilizzato verso la fine della mia ricerca il network della mia università, ed è stata una buona esperienza (non ho trovato lavoro così, ma è da ricordarsi per le prossime volte).

Hong Kong è ufficialmente bilingue (cantonese e inglese), ma anche no. Dipende da che lavoro si cerca, e da che azienda ci si rivolge, ma come regola generale meno a che fare hai con il pubblico, più possibilità hai di prendere un lavoro anche senza sapere il cinese. I lavori che ho cercato io non lo richiedevano mai, tranne uno per una grossa società di Hong Kong, la PCCW, in cui era abbastanza ovvio che volessero qualcuno che parlasse cinese dal momento che tutti all'interno della azienda sono locali. Nel mio ufficio c'è un mix di cinesi, indiani, ed europei, e direi che in tutte le società che ho visto (tecnologiche o finanziarie) basta l'inglese.

Più che sulla lingua, ho notato che molte società vedono di buon occhio una passata esperienza locale, e storcono un po' il naso se non la si ha. Non so esattamente quale sia il motivo, posso solo immaginare che molte aziende prediligano persone che sanno come l'ambiente di Hong Kong funzioni e che sono inserite nel tessuto sociale, piuttosto che qualcuno che non abbia mai vissuto qua, e che magari non gli piaccia l'ambiente una volta che arrivi. Il fatto di arrivare da piccole aziende (quali avevo lavorato prima) ha complicato un po' la cosa a mio parere, specialmente perché volevo essere assunto da una grande azienda ma non avevo esperienza di lavoro in grandi progetti.

Primo consiglio: cercate lavoro da casa. Non è importante essere qua per trovare lavoro, dal momento che quasi tutte le aziende con cui ho fatto i colloqui erano ben disponibili a farli via telefono / whatsapp / skype. Visto la lentezza e le complicazioni nel trovare lavoro, suggerisco di cercarlo comodamente da casa con ancora il vostro lavoro corrente in mano, per poi spostarvi qua una volta trovato.

Secondo consiglio: negoziate i contratti! So che è una cosa banale, ma chiedete sempre di più di quanto propongono, e non dimenticatevi i benefits, tipo assicurazioni mediche e dentistiche, o aiuti per spostarvi qua. A me hanno offerto un paio di settimane in hotel appena sono arrivato, giusto per aiutarmi a trovare casa nel frattempo. Magari è pratica comune quando ci si sposta da una nazione all'altra, per me è stata la prima volta.

Spendo due parole sul visto. Se non siete cittadini di Hong Kong, vi serve un visto per lavorare da queste parti. Questo viene sponsorizzato dal datore di lavoro, il quale deve dimostrare al governo che non riesce a trovare risorse locali per la posizione che sta cercando. Va da se che più il vostro lavoro è specializzato, meno persone ci sono che possono farlo, più è facile che vi sia dato un visto. Il lavoro specializzato è di conseguenza meglio retribuito che uno non specializzato, quindi come regola generale, se vi offrono un contratto sotto i HK$20,000 al mese, è difficile che il visto venga approvato. La regola dei ventimila la capisco: è difficile vivere con meno di quello stipendio, quindi è comprensibile che il governo non permetta ti lavorare se lo stipendio è sotto quella cifra. Ci sono poi altre regole: per esempio, il visto può essere rilasciato solo a persone in possesso di una laurea, e le aziende che vogliono sponsorizzare del personale devono mantenere una sorta di bilancialmento tra risorse locali e risorse estere. Insomma, una società con 10 stranieri e nessun locale avrà difficoltà ad assumere risorse straniere, qualunque sia la sua specializzazione.

lunedì 13 marzo 2017

Come trovare lavoro ad Hong Kong

E che ne so io, non l'ho ancora trovato! I cinesi saranno tanto operosi, ma quando si tratta di assumere sono di una lentezza che fa venire il latte ai gomiti (cit. mia mamma, non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, ma penso una cosa molto seccante e difficile da sopportare).

Rimane il fatto che da quando sono tornato dalla Thailandia ho iniziato a cercare lavoro. Applico, ricevo telefonate, sembra che vada tutto bene... ma sono lenti, lenti e stra-lenti. Domani ho il mio quarto colloquio con un'azienda, i primi tre li ho avuti a gennaio. La scorsa settimana ho fatto un colloquio con un'altra azienda con cui ho iniziato le conversazioni ad inizio febbraio. E così via... Insomma, cos'è che li rallenta cosi' tanto? Ecco un po' di possibilità non convenzionali che mi sono venute in mente.

Epidemia. Sarà una stronzata (sì, lo è), ma una società con cui sto facendo i colloqui è affetta in questo momento da un virus che fa ammalare tutti i recruiters o gli interviewer. È qualcosa di pazzesco, mai sentito prima, ma vi assicuro che è così. Al punto che ogni volta che devono organizzare un colloquio, la gente viene affetta da sto virus e devono andare o casa o all'ospedale.

Numero. Sarà una stronzata di nuovo (sì, lo è di nuovo), ma probabilmente c'è così tanta gente che applica per posizioni da direttori o manager che sono inondati da curriculum che, causa vento forte che batte sull'isola, gli volano tutti via e poi caspita, vai a ripescarli. Ovviamente il vento forte causa anche malattie, e quindi si torna al punto prima.

LB. Sarà una stronzata (no, questa non lo è), ma penso che quelli alle assunzioni da queste parti siano semplicemente quelli che a Londra vengono chiamati Lazy Bastards, un particolare gruppo di persone particolarmente stanche di fare il loro lavoro col motto "perché fare oggi quello che puoi fare domani?".

Scherzi a parte, se volete venire a cercare lavoro a Hong Kong, iniziate a cercarlo adesso. Non aspettatevi che siano veloci come a Londra nel processare un'applicazione, possono veramente passare mesi prima che vi chiamino. Forse è così anche in Italia, non lo so, per me è la prima volta. Una volta che poi trovate lavoro, dovete aspettare il che vi venga fatto il visto. Pare che ci voglia dalle 6 alle 8 settimane prima che vi venga rilasciato, e questo ovviamente causa altri ritardi. Insomma, non ho calcolato perfettamente i tempi - l'avessi saputo prima avrei iniziato a cercare ad ottobre quando ero ancora all'università!

A breve vi dirò se rimaniamo qua o torniamo a casa!

lunedì 31 ottobre 2016

Cose curiose per un italiano ad Hong Kong

Sono passati 73 giorni da quando sono atterrato a Hong Kong, e non passa giorno che trovo una cosa strana o curiosa da raccontare. Come avevo già iniziato a fare in questo post, di seguito andrò ad elencare le cose che mi hanno colpito di più.

I ponteggi delle case sono fatti di canne di bambù. Esattamente, non ferro o acciaio come siamo abituati a vedere nelle nostre città, bensì un reticolato di canne che assomiglia molto ai quadri svedesi che avevamo nelle palestre delle nostre scuole in Italia. Solo alto come un palazzo di 15 piani! Ogni volta che passo sotto un'impalcatura fatta di bambù, ho sempre una paura che crolli tutto da un momento all'altro. E se un panda allo stato brado si sia messo a masticare una canna nella notte, ed improvvisamente venga giù tutto?? Ok, non impanichiamoci. Non ho mai visto panda allo stato brado aggirarsi affamato per le strade di Hong Kong, e non penso francamente che ci sia, ma non pensavo neanche che ci fossero volpi allo stato brado che si aggiravano per il centro di Londra, invece erano di norma nel mio giardino di casa.

Hong Kong ha la nomea di essere una città dove si lavora tanto. Mediamente, le persone lavorano 50 ore a settimana, con turni che possono arrivare a 10 o 11 ore al giorno. Ho chiesto al mio prof di Cinese dei pareri su queste statistiche, e lui mi ha risposto: "ah beh, ma tanto hai il Sabato e la Domenica per te, ben due giorni di riposo!". L'idea di lavorare come un mulo per tutta la settimana e poi passare il weekend a recuperare le energie non mi è troppo congeniale, così ho chiesto al mio professore cosa lui pensasse del fatto che, in paesi come in Europa, si tende a lavorare meno durante la settimana. La risposta è stata che, secondo lui, ad Hong Kong la gente lavora molto perché punta ad andare in pensione presto, intorno ai 50 anni. Ha senso, sempre e solo se ci arrivi a 50 anni lavorando di questa lena!

Alla domenica, le filippine e le indonesiane occupano il centro città. Immaginate di camminare per il centro della vostra città e di trovarvi a fare lo slalom tra donne sedute per terra su dei cartoni che mangiano, giocano a carte, parlano a dormono. Ovunque vi giriate, una distesa di persone sedute per terra, un mix tra un sit-in di protesta e una giungla di barboni. Questo è il centro di Hong Kong ogni domenica, unico giorno di festa per le badanti quasi esclusivamente donne filippine e indonesiane che approfittano del loro giorno libero per ritrovarsi con le amiche in posti tipo sotto i cavalcavia, nei corridoi della metropolitana, sotto le tettoie dei negozi. Inutile dire che trovo tutto questo spettacolo di una tristezza incredibile, sapendo che queste persone non possono neppure comprarsi un caffè allo Starbucks tanto sono pagate poco, e quel poco lo devono mandare alle loro rispettive famiglie di origine. Il comune chiude un occhio su questa pratica, anzi aiuta queste donne nel loro ritrovo settimanale chiudendo alcune strade per permetter loro di accamparsi nel mezzo della careggiata.

Per finire questa carrellata di cose curiose, voglio fare una rettifica su alcune cose scritte su questo post. No, gli abitanti di Hong Kong non rispettano i semafori pedonali, se ne fregano completamente e attraversano la strada indipendentemente se c'è il rosso, il verde o il blu. Invece, fanno la fila ai bus, in maniera ordinata e precisa, meglio che a Londra!

giovedì 20 ottobre 2016

Tifoni ad Hong Kong

Oggi ho cancellato il contratto di internet con BT. Sì, stavo ancora pagandolo dopo tutto questo tempo... Dopo avere aspettato 20 minuti per prendre la linea, riesco finalmente a parlare con l'operatrice che mi cancella il contratto e, quando le lascio il mio numero di cellulare per darmi la conferma, capisce che vivo ad Hong Kong e mi dice: "How exciting it must be to live in Hong Kong!". Oggi ho un nuovo motivo che farà questa esperienza ancora più exciting: sta arrivando un tifone!

Un tifone, o ciclone tropicale, è un fenomeno metereologico caraterizzato da forti venti e piogge che si sviluppa sull'oceano all'altezza dell'equatore e, ruotando su se stesso, si sposta verso la terra ferma. Questo fenomeno è abbastanza comune nel sud est asiatico, e di solito colpisce Hong Kong e le regioni limitrofe ogni estate nei mesi di luglio e agosto, a più riprese. I tifoni vengono classificati con una scala numerica, dove 1 e 3 sono definiti come non pericolosi mentre 8, 9 e 10 sono considerati pericolosi.

Come ho detto all'inizio, un tifone a livello 8 si sta avvicinando alla città. Questi fenomeni ad ottobre sono abbastanza inusuali, ma la città sembra essere comunque preparata all'arrivo. È curioso vedere tanta frenesia per questo evento: dal portinaio che ti dice che domani è meglio rimanere in casa, al capo della scuola di cinese che avverte tutti gli studenti del pericolo imminente, all'università che bombarda la mia casella email con mille comunicazioni su come comportarsi in casi simili. All'ingresso di ogni ufficio sono comparsi cartelli che indicano il livello del tifone in avvicinamento, internet e tv avvertono della situazione attuale e tutti sembrano avere procedure e regole su cosa fare in questi momenti: rimanete in casa, non andate in ufficio o a scuola, procuratevi provviste per i prossimi giorni. Insomma, l'impressione che ho è quella di una città preparata all'arrivo di Godzilla dal mare.

Tutti preparati, ok, ma poi ti ricordi che ieri ha piovuto, una pioggia forte ma niente di eccezionale, e questo è come appariva lo Starbucks sotto in metro:

Thanks Oojin for this picture!

Ora, a parte il tipo che legge il giornale e se ne frega bellamente del mondo che gira e dell'acqua che sale, fa un po' impressione vedere come una pioggerella come quella di ieri possa allagare tutta la metropolitana. Viene da pensare che cosa accadrà quanto il tifone arriva!!

Qui altre foto da ieri:

lunedì 26 settembre 2016

Imparare il Cinese Mandarino ad Hong Kong

C'e' un motivo per cui diciamo "questo e' cinese" quando leggiamo qualcosa di cui non capiamo nulla. A Hong Kong si scrive e si parla cinese, quindi e' facile intuire la difficolta' nel comunicare con la gente del luogo. Per risolvere il problema, ci sono tre opzioni: trincerarsi nell'Inglese e sperare che il tuo interlocutore ti capisca;  imparare la lingua locale, il cantonese; studiare il mandarino. Ho optato per il mandarino, e spiegherò le ragioni di questa scelta.

Perche' imparare il cinese

Imparare il cinese non è la scelta del tipico expat, molti scelgono di continuare a parlare solo l'inglese. Io ritengo che la scelta di imparare il cinese sia innanzitutto una questione di rispetto per la cultura locale: arrivo da un paese straniero, ho deciso di stabilirmi e lavorare ad Hong Kong per un certo periodo, credo sia il minimo fare uno sforzo ed imparare la lingua del posto. Di pari passo con la lingua va la cultura, e molti expat preferiscono vivere in zone fortemente occidentalizzate, dove la presenza di Cinesi e' pressoche' inesistente ed i negozi sotto casa assomigliano a quelli di Fulham Broadway. Nulla di male, ci mancherebbe altro, ognuno cerchi e trovi la Hong Kong che piu' gli pare e piace. Io preferisco cercare di integrare e mediare la mia cultura con quella locale, provando ad imparare qualcosa di nuovo.

In un'ottica lavorativa, la meta' degli annunci di lavoro nell'IT e Finance richiedono una padronanza del cinese (mandarino o cantonese), quindi mi sembra sciocco limitare il numero di possibilita' disponibili avendo solo da spendere l'inglese. Per quanto riguarda lavori che richiedono un'interazione con i clienti, a Ida viene chiesta la conoscenza del cinese con una frequenza maggiore rispetto a me. Per finire, mi piace studiare, e mi sembra furbo approfittare di essere ad Hong Kong per imparare una nuova lingua che potro' spendere ovunque saro' in futuro - alla fine, la cina ci conquistera' tutti, no?

Mandarino vs cantonese

Il problema che io ed Ida ci siamo posti inizialmente e' stato quello di decidere se studiare mandarino o cantonese. Prima di tutto, una piccola lezione di lingua cinese. Il cinese scritto si divide in tradizionale e semplificato, dove i caratteri tradizionali sono piu' complicati di quelli semplificati. Il mandarino, scritto con i caratteri semplificati, e' il dialetto ufficiale cinese, ovvero quello promosso dal governo per unificare la lingua all'interno ed al di fuori della Cina. Il cantonese invece e' il dialetto parlato nel sud della Cina e a Hong Kong, e si basa su caratteri tradizionali.

Perche' imparare il mandarino quando ad Hong Kong si parla il cantonese? Innanzitutto il mandarino si sta diffondendo sempre di più ad Hong Kong; da quando i britannici hanno levato le tende nel 1997, un numero sempre maggiore di cinesi (e quindi parlatori di mandarino) e' entrato ad Hong Kong, facendo si' che questo dialetto si diffondesse da queste parti. Il governo promuove il mandarino nelle scuole, quindi le nuove generazioni locali crescono bilingue. Non c'è un vero motivo per imparare il cantonese, a meno che non si pensi di rimanere sempre ad Hong Kong.

Scuole di mandarino ad Hong Kong

Ci sono parecchie scuole di mandarino ad Hong Kong, basta cercare su Google. Noi eravamo interessati ad un corso intensivo che ci permettesse di arrivare ad una padronanza della lingua decente in poco tempo, che fosse flessibile in modo da permetterci di viaggiare di tanto in tanto, che non costasse troppo e che avesse una buona reputazione. Dopo aver parlato con un paio di scuole, e' venuto fuori che per avere una discreta padronanza del cinese dobbiamo studiare in maniera intensiva (15 ore di lezione + 15 ore di studio individuale a settimana) per lamento 4 mesi. I sono costi un po' alti (circa £650 al mese), ma speriamo ne valga la pena.

Per la cronaca, ci siamo rivolti alla QLanguage, una scuola orientata a studenti occidentali che insegna mandarino nel centro della città. Stuart, il direttore della scuola, mi e' sembrato abbastanza onesto a presentare la scuola ed il corso, quindi alla fine ci siamo rivolti a lui.

Imparando il mandarino

E' una settimana e mezzo che sono a lezione, e dire che mi piaccia tanto e' dire poco. Bisogna mettere molta attenzione ai toni con cui una parola viene pronunciata: un tono sbagliato e la parola assume un significato completamente diverso, persino l'opposto in alcuni casi. Pronunciare una parola correttamente e' una delle cose piu' complicate nel cinese, mentre invece la grammatica riuslta essere completamente l'opposto, di una semplicita' assurda: niente desinenze, niente eccezioni, niente coniugazioni.  

Quello che mi affascina in maniera particolare sono i caratteri e la loro storia. Molti caratteri si scrivono in una certa maniera perche' sono evoluti da caratteri geroglifici che disegnavano cose semplici, come sole, luna, uomo, donna o bambino. Sapere la storia dei caratteri, a parte essere parecchio interessante, mi aiuta a memorizzare i caratteri in maniera effettiva.

Ci vorra' ancora un po' di mesi prima che sia in grado di scrivere il mio primo post in cinese, ma sono molto determinato nello studio. Io e Ida abbiamo l'obiettivo di imparare 800 caratteri alla fine del quarto mese, per ora ne sappiamo una 40ina. 760 to go!

domenica 28 agosto 2016

7 giorni ad Hong Kong

Dopo 7 giorni ad Hong Kong, inizio a prendere un po' le misure sulla citta', i suoi abitanti ed i modi di vivere delle persone. E' sicuramente una visione parziale, fatta da una persona che e' arrivata Domenica scorsa in citta' e ha girato si' e no tre zone di Hong Kong. Non pretendo assolutamente di aver capito alcun che' della cultura e delle usanze locali, e non voglio giudicare le maniere del posto. Di seguito scrivero' delle cose curiose che hanno attratto la mia attenzione, curiose perche' diverse dalle mie abitudini Londinesi.

Non so se i cinesi mangino anche in casa, ma a giudicare dal numero di bar, ristoranti, tende con sgabelli che si trovano in giro, direi che mangiano tanto fuori, ad ogni ora del giorno. Io e Ida leggevamo tempo fa che e' abbastanza conveniente mangiare fuori, e dal momento che molte case non sono attrezzate con delle cucine, si fa di necessita' virtu' e si mangia fuori casa. Dipende tutto ovviamente dalle zone: ad Hung Hom, dove mi trovo in questo momento, e' abbastanza facile mangiare molto con meno di $100 (circa £10), mentre a Central o nelle zone con piu' expat i prezzi salgono a $200. I ristoranti applicano un 10% di service charge, leggermente inferiore al 12.5% Londinese, e non e' abitudine lasciare tips. Mi piace un casino che la gente ti da il resto con due mani: immaginate che dovete prendere il resto di $10, la cassiera vi dara' il resto tenendo la banconota dalle due estremita' usando l'indice e il pollice di entrambe le mani per farvela vedere prima di progervela. Carinissimo.

I pedoni rispettano i semafori, una cosa che a Londra ho visto fare raramente. Mi ha stupito quando, in una strada deserta ma col semaforo rosso, molti (non tutti) Cinesi erano fermi ad aspettare il verde prima di attraversare. Mai vista una cosa simile ad Oxford Circus! In compenso, le macchine non rispettano le strisce pedonali, esattamente come in Italia. La citta' e' essenzialmente pulita, non ho visto nessuno gettare in strada cartacce o sigarette, e parlando di sigarette, ho visto poca gente fumare.

Gli abitanti di Hong Kong fanno la fila per salire sui bus, e sono molto piu' ordinati degli Inglesi da questo punto di vista. Il problema pero' e' che quando, per qualche motivo, non fanno la fila (i.e. quando devono salire sulla metropolitana), non hanno un minimo riguardo per le persone a fianco a loro e si accalcano sui mezzi come se non ci fosse un domani. Stessa storia quando devono scendere da un mezzo, ti vengono addosso senza problemi. Ah, se mai vi capita di prendere i bus o di girare in citta' con uno smartphone, non fate troppo affidamento al GPS. Non riesco ancora a capire come mai, ma il GPS non e' troppo accurato in questa citta', e sbaglia la posizione di parecchio. No, non e' un mio problema del cellulare, perche' ne ho parlato con altri e sembra che tutti abbiamo lo stesso problema! Se non altro, il segnale del cellulare e' onnipresente: tunnel stradali, metro, edifici giganteschi, ovunque.

Non ho ancora capito perche', ma pochissimi usano le infradito in questo paese. Con il caldo e l'umidita' di questi giorni, mi sarei aspettato di vedere tutto tranne persone con scarpe da ginnastica pesanti. Invece, pochissimi in infradito, pochi con sandali, quasi tutti con scarpe da ginnastica. In compenso, non si fanno problemi a correre a torso nudo, cosa che se ti metti a corrrere a torso nudo a Londra ti fermano in un nano-secondo. A proposito di caldo e umido, l'aria condizionata qui va come l'acqua: ogni locale chiuso (e non parlo solo di negozi, ma anche di metropolitana, bus e taxi) ha l'aria condizionata. A parte lo shock termico di passare da una temperatura esterna di 35 gradi ai 22 condizionati, e' un gran piacere trovare sollievo negli shopping centres quando si gira la citta'.

Per finire, una considerazione sulla lingua. Fuori da Central o altri quartieri preferiti dagli expat, la lingua e' Cinese, e solo Cinese. In queste zone infatti, i negozi sono attrezzati con uno o due membri dello staff che parlano un pochino di Inglese, ma neanche tanto. La cosa mi ha stupito abbastanza, essendo Hong Kong uno stato ufficialemnte bilingue, ma tant'e', questa e' la realta. Detto questo, anche se non si parla Cinese, ho trovato le persone molto disponibili ad aiutare altre persone come me perse nel mezzo di una bus junction, o indecise su cosa prendere per cena. Nessuna remora, nessun risentimento post-coloniale, anzi, un sorriso e via.

lunedì 22 agosto 2016

Prime impressioni di Hong Kong

Se dovessi descrivere Hong Kong con due aggettivi dopo il primo giorno, direi che la citta' e' caotica ed intrigante al tempo stesso. Dopo 24 ore che sono atterratto, ho vissuto un mix di emozioni diatmetrarlmente opposte, dal "questa e' la citta' perfetta, non voglio piu' andarmene" a "fatemi tornare a Londra subito".

Ho trovato un appartamento su AirBnb come prima casa, per un mese e qualcosa. L'appartamento si trova ad Hung Hom, un quartiere popolare di Kowloon. La prima cosa colpisce di Hong Kong e' la densita' per metro quadro di persone e cose. La citta', non potendosi sviluppare troppo in orizzontale per via delle montagne, si e' spinta verso il cielo senza ritegno, riempiendo ogni rione di palazzi altissimi, tutti uno attaccato all'altro. Questo fattore fa alzare la densita' ed il concentramento di persone ad un numero impressionante, persone che intasano poi marciapiedi, strade e mezzi pubblici. Iniziamente avrei pensato che questa mancanza di spazio mi fosse soffocante, in realta' posso dire che non la sento piu' di tanto. La metropolitana intasata c'era anche a Londra al mattino nelle ore di punta, Oxford Street e'spesso piena di gente, ed i palazzi della City e Canary Wharf sono alti uguale. Il mio appartamento e' minuscolo (una stanza piccola con un letto, un bagno con doccia e wc tutto in uno), ma ci posso sopravvivere per qualche mese nel frattempo che io e Ida cerchiamo lavoro.

Quello che non mi aspettavo e' la poco conoscenza dell'Inglese. Avevo sentito pareri discordanti prima di partire, da chi diceva che nessuno parla una parola di Inglese, a chi mi aveva detto che ce la si cava facilmente con l'Inglese. Vivendo a Hung Hom, un quartiere molto cinese e poco expat, mi son trovato parecchie volete di fronte a persone che non parlano una parola di Inglese. Quindi mi chiedo: ma gli Inglesi, che diavolo hanno colonizzato a fare? Come e' possibile che non ci sia un cane che parli la lingua, se non Cantonese o Mandarino? Il fatto di non capire nulla di quando la gente parla mi ha fatto ricordare dei primi tempi ad Edinburgo, circa 10 anni fa. Anche la non capivo niente quando la gente parlava, e mi seccava parecchio. Questo mi fa venire voglia ancora di piu' di imparare il Cinese, voglia che avevo gia' prima ma era passata un po' in secondo piano.

Ora apriamo la rubrica de "Due cose a caso che mi sono piaciute e non". Mi piace che la gente faccia la coda ai bus, molto di piu' di come la fa a Londra; mi piace non sentire uno suonare un clacson neanche per sbaglio, nonostante il traffico. Non mi piace invece che la citta' sia sporca, i Cinesi sembrano curare veramente poco il decoro cittadino; e non mi piace che la gente sembri triste, magari perche' vivono in cubicoli?

Dopo la prima giornata, prevale di gran lunga l'emozione di di scoprire una citta' e piu' in genere una cultura nuova. Penso che rimmaro' qua un bel po'.

venerdì 12 agosto 2016

Hong Kong, è iniziato tutto così

Una settimana e partiro' per Hong Kong. Esattamente il 20 Agosto, alle 9 del mattino, saliro' su un aereo direzione Hong Kong sola andata. Ma perche'? Tutto e' iniziato a Marzo scorso...

Esattamente il 6 Marzo scorso ero in treno diretto a Brighton. Io ed Ida avevamo deciso di passare un weekend sulla ridente riviera Britannica, e durante il tragitto in treno tra Londra e Brighton ci siamo messi a chiacchierare di come vedevamo il nostro futuro, e soprattutto dove lo vedevamo.

Ho sempre desiderato viaggiare, vedere nuovi posti, esplorare nuove culture. Anni fa non mi sarebbe dispiaciuto trasferirmi da qualche altra parte nel mondo, tipo negli Stati Uniti, o Dubai, o Singapore. Dopo aver lasciato Torino, non sono mai stato nello stesso posto per piu' di due o tre anni, e l'idea di spostarmi fuori dal Regno Unito mi aveva sempre allettato.

Poi 5 anni fa sono arrivato a Londra, ho comprato casa, ho costruito un giro di amicizie.. ed una cosa tira l'altra, finisco per mettere le radici nella capitale. Il mio desiderio di viaggiare viene progressivamente fermato da una paura di non riuscire a mantenere gli impegni (qua la parola impegni e' la traduzione dall'inglese della parola commitment, lo preciso perche' non riesco a trovare un traduzione migliore) che mi son creato intorno a me. La casa prima di tutto: ho un mutuo da pagare, e l'idea di non riuscire a pagare la rata mensile per qualche motivo mi preoccupa. Poi ho un lavoro ben pagato, ed a Londra ci sono altri migliaia di lavori pagati ancora meglio da poter cercare. Per farla breve, queste preoccupazioni mi avevano fatto salire una paura che l'idea di andare via da Londra e riniziare da capo non era piu' una cosa per me.

Poi c'e' stato quel viaggio in treno agli inizi di Marzo. Ida vorrebbe viaggiare, io le ho parlato che pure io vorrei viaggiare, ma ora mi sento bloccato. Parlando, Ida mi ha fatto riflettere su queste mie paure, e sul fatto che tutte queste preoccupazioni si possono superare, basta volerlo veramente.
  • Il mutuo per la casa si ripaga semplicemente affittando la casa. Siamo a Londra, non in un paesino nel mezzo della Lucania, le case si affittano con la facilita' con cui si beve un bicchier d'acqua. Ci sono fior fiore di agenzie che gestiscono gli affitti, o su AirBnB o a lungo termine, dipende cosa si vuole.
  • Il lavoro lo si trova. Certo, fuori dal Regno o dall'Europa mi servirebbe un visto, ma dopo aver speso fior fior di £££ nel mio MBA, una buona carriera fino a questo punto, una qualificazione tecnica, non mi aspetto di avere particolari problemi.
  • Non si riparte da zero. In questi anni ho costruito abbastanza, ho salvato anche qualche soldo recentemente. Insomma, non e' proprio come quando sono andato ad Edinburgo una decina d'anni fa, dove partivo da zero. In questi anni ho costruito una rete intorno a me, che dovrebbe ripararmi da ogni problema.
Questo discorso e' venuto in concomitanza con il programma di scambio che la mia universita' organizza ogni anno. Infatti, la LBS da l'opportunita' ai propri studenti di fare l'ultimo term in un'altra top university in giro per il mondo. C'e' un processo di selezione dato il numero di posti limitato, e gli studenti sono invitati ad inviare delle preferenze sull'universita' in cui vorrebbero passare l'ultimo term e il motivo per cui vorrebbero andare. Le migliori richieste vengono premiate con l'accesso all'universita' preferita.

Ho colto la palla al balzo, e ho messo la mia preferenza per la top university di Hong Kong, la HKUST. L'idea e' che se fossi stato preso, io e Ida ci saraemmo trasferiti ad Hong Kong a Settembre. Bene, il 4 Aprile, dopo aver avuto la mia prima esperienza nei banyas pubblici di Mosca, la LBS mi comunica che sono stato accettato alla HKUST. Figata, si parte per il South East Asia!