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domenica 15 aprile 2018

Lavoro a Hong Kong trovato

Dopo un anno di silenzio stampa, ritorno più forte di prima raccontando le mie avventure oltre mare.

Sono oramai passati sei mesi da quando ho iniziato a lavorare da Capgemini. Sembrano lontani i giorni in cui abbiamo lasciato Londra per una mini mini camera a Kowloon, il dark side di Hong Kong, tanto, troppo cinese. Ricapitolando gli eventi: da Londra siamo andati ad Hong Kong, poi da Hong Kong siamo tornati un mesetto in Italia, quindi un paio di mesi a Londra, e, una volta ricevuta la conferma del mio lavoro, ci siamo trasferiti definitavemente ad Hong Kong (e sposati nel frattempo, ma quella è un'altra storia per un altro post!).

Nel post di quasi un anno fa, mi chiedevo come trovare lavoro a Hong Kong, e lamentavo la lentezza nel processo di assunzione. Probabilmente è così ovunque nel mondo, ma l'esperienza che ho avuto mi ha insegnato a prenderla molto con tranquillità. I recruiters non sembrano avere parecchia fretta di velocizzare le procedure, e per arrivare all'agognata assunzione possono passare mesi e mesi. Giusto per dare un'idea, il primo colloquio da Capgemini l'ho fatto ad aprile, e ho iniziato a lavorare a fine settembre - sette mesi in cui si sono susseguiti almeno sei colloqui. Questa lentezza è anche data dall'alto numero di giorni festivi: 15 in tutto. Dopo le vancanze di Natale e Nuovo Anno, tra gennaio e febbraio c'è il Chinese New Year, dove la città si ferma per 3 giorni, e molti ne approfittano per prendere tutta la settimana prima o dopo come vacanza. Tra marzo e luglio ci sono sette festività, e da settembre a dicembre altri tre giorni festivi. Sembra che i recruiters abbiano sempre una buona scusa per non rispondervi!

Durante la mia ricerca di lavoro mi ero rivolto sia ad agenzie di collocamento che direttamente alle aziende che mi interessavano. Non ho trovato molta diversità nell'approcciarsi a uno o all'altro, se non che le agenzie di collocamento sembrano darti molta positività dicendo che tu sei il miglior candidato per quella posizione, per poi dimenticarsi di te una volta che non riescono a piazzare il tuo curriculum alla società che vogliono. Per quanto riguarda i motori di ricerca per trovare lavoro, ho usato più che altro LinkedIn e JobsDB. Questi non sono gli unici, ma sono sicuramente i più validi. Rimane il fatto che se avete conoscenze all'interno di qualche azienda, è molto più facile arrivare in sede di colloquio. Io ho utilizzato verso la fine della mia ricerca il network della mia università, ed è stata una buona esperienza (non ho trovato lavoro così, ma è da ricordarsi per le prossime volte).

Hong Kong è ufficialmente bilingue (cantonese e inglese), ma anche no. Dipende da che lavoro si cerca, e da che azienda ci si rivolge, ma come regola generale meno a che fare hai con il pubblico, più possibilità hai di prendere un lavoro anche senza sapere il cinese. I lavori che ho cercato io non lo richiedevano mai, tranne uno per una grossa società di Hong Kong, la PCCW, in cui era abbastanza ovvio che volessero qualcuno che parlasse cinese dal momento che tutti all'interno della azienda sono locali. Nel mio ufficio c'è un mix di cinesi, indiani, ed europei, e direi che in tutte le società che ho visto (tecnologiche o finanziarie) basta l'inglese.

Più che sulla lingua, ho notato che molte società vedono di buon occhio una passata esperienza locale, e storcono un po' il naso se non la si ha. Non so esattamente quale sia il motivo, posso solo immaginare che molte aziende prediligano persone che sanno come l'ambiente di Hong Kong funzioni e che sono inserite nel tessuto sociale, piuttosto che qualcuno che non abbia mai vissuto qua, e che magari non gli piaccia l'ambiente una volta che arrivi. Il fatto di arrivare da piccole aziende (quali avevo lavorato prima) ha complicato un po' la cosa a mio parere, specialmente perché volevo essere assunto da una grande azienda ma non avevo esperienza di lavoro in grandi progetti.

Primo consiglio: cercate lavoro da casa. Non è importante essere qua per trovare lavoro, dal momento che quasi tutte le aziende con cui ho fatto i colloqui erano ben disponibili a farli via telefono / whatsapp / skype. Visto la lentezza e le complicazioni nel trovare lavoro, suggerisco di cercarlo comodamente da casa con ancora il vostro lavoro corrente in mano, per poi spostarvi qua una volta trovato.

Secondo consiglio: negoziate i contratti! So che è una cosa banale, ma chiedete sempre di più di quanto propongono, e non dimenticatevi i benefits, tipo assicurazioni mediche e dentistiche, o aiuti per spostarvi qua. A me hanno offerto un paio di settimane in hotel appena sono arrivato, giusto per aiutarmi a trovare casa nel frattempo. Magari è pratica comune quando ci si sposta da una nazione all'altra, per me è stata la prima volta.

Spendo due parole sul visto. Se non siete cittadini di Hong Kong, vi serve un visto per lavorare da queste parti. Questo viene sponsorizzato dal datore di lavoro, il quale deve dimostrare al governo che non riesce a trovare risorse locali per la posizione che sta cercando. Va da se che più il vostro lavoro è specializzato, meno persone ci sono che possono farlo, più è facile che vi sia dato un visto. Il lavoro specializzato è di conseguenza meglio retribuito che uno non specializzato, quindi come regola generale, se vi offrono un contratto sotto i HK$20,000 al mese, è difficile che il visto venga approvato. La regola dei ventimila la capisco: è difficile vivere con meno di quello stipendio, quindi è comprensibile che il governo non permetta ti lavorare se lo stipendio è sotto quella cifra. Ci sono poi altre regole: per esempio, il visto può essere rilasciato solo a persone in possesso di una laurea, e le aziende che vogliono sponsorizzare del personale devono mantenere una sorta di bilancialmento tra risorse locali e risorse estere. Insomma, una società con 10 stranieri e nessun locale avrà difficoltà ad assumere risorse straniere, qualunque sia la sua specializzazione.

lunedì 13 marzo 2017

Come trovare lavoro ad Hong Kong

E che ne so io, non l'ho ancora trovato! I cinesi saranno tanto operosi, ma quando si tratta di assumere sono di una lentezza che fa venire il latte ai gomiti (cit. mia mamma, non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, ma penso una cosa molto seccante e difficile da sopportare).

Rimane il fatto che da quando sono tornato dalla Thailandia ho iniziato a cercare lavoro. Applico, ricevo telefonate, sembra che vada tutto bene... ma sono lenti, lenti e stra-lenti. Domani ho il mio quarto colloquio con un'azienda, i primi tre li ho avuti a gennaio. La scorsa settimana ho fatto un colloquio con un'altra azienda con cui ho iniziato le conversazioni ad inizio febbraio. E così via... Insomma, cos'è che li rallenta cosi' tanto? Ecco un po' di possibilità non convenzionali che mi sono venute in mente.

Epidemia. Sarà una stronzata (sì, lo è), ma una società con cui sto facendo i colloqui è affetta in questo momento da un virus che fa ammalare tutti i recruiters o gli interviewer. È qualcosa di pazzesco, mai sentito prima, ma vi assicuro che è così. Al punto che ogni volta che devono organizzare un colloquio, la gente viene affetta da sto virus e devono andare o casa o all'ospedale.

Numero. Sarà una stronzata di nuovo (sì, lo è di nuovo), ma probabilmente c'è così tanta gente che applica per posizioni da direttori o manager che sono inondati da curriculum che, causa vento forte che batte sull'isola, gli volano tutti via e poi caspita, vai a ripescarli. Ovviamente il vento forte causa anche malattie, e quindi si torna al punto prima.

LB. Sarà una stronzata (no, questa non lo è), ma penso che quelli alle assunzioni da queste parti siano semplicemente quelli che a Londra vengono chiamati Lazy Bastards, un particolare gruppo di persone particolarmente stanche di fare il loro lavoro col motto "perché fare oggi quello che puoi fare domani?".

Scherzi a parte, se volete venire a cercare lavoro a Hong Kong, iniziate a cercarlo adesso. Non aspettatevi che siano veloci come a Londra nel processare un'applicazione, possono veramente passare mesi prima che vi chiamino. Forse è così anche in Italia, non lo so, per me è la prima volta. Una volta che poi trovate lavoro, dovete aspettare il che vi venga fatto il visto. Pare che ci voglia dalle 6 alle 8 settimane prima che vi venga rilasciato, e questo ovviamente causa altri ritardi. Insomma, non ho calcolato perfettamente i tempi - l'avessi saputo prima avrei iniziato a cercare ad ottobre quando ero ancora all'università!

A breve vi dirò se rimaniamo qua o torniamo a casa!

venerdì 29 marzo 2013

Sui "no" in generale

Prendo spunto da alcuni fatti successi ad inizio settimana per scrivere questo post. Avevo iniziato a scrivere un articolo simile ben un anno e mezzo fa, quando Stanford mi aveva cordialmente comunicato che non avevano bisogno di me per i loro MBA. Poi, per un motivo o per l'altro, il post si era perso nella cartella con tutti gli altri draft. Ed ora.. eccoci di nuovo qua, ta-da! Vediamo di chiuderlo questo post, sta volta.

Lunedi' sera scorso mi son preso un sonoro "no" da una ragazza. Capita, direte voi. Si', lo dico anch'io, non e' il primo e dubito sara' l'ultimo. Ci sono rimasto un po' male - ho l'abitudine di analizzare troppo il perche' dei "no", pensare dove ho sbagliato, come avrei dovuto agire, cosa far meglio la prossima volta. Insomma, non dico capita e finisce li'. Dicevo, ci son rimasto un po' male, ma solo per circa 16 ore, perche' poi e' successa una cosa interessante, che vi andro' a raccontare.

Dato che sono oberato di lavoro, ho deciso di assumere 3 nuovi PM, che mi diano una mano a gestire i vari accounts. Ne ho preso uno, me ne mancano ancora due. Martedi' pomeriggio avevo un colloquio con un PM senior, che sulla carta sembrava dio sceso in terra. Esperienza di 15 anni in aziende di tutte le dimensioni, progetti grandi e piccoli, insomma, uno che ne sa a pacchi. Io ero ancora un po' seccato da quello che mi era successo la sera prima, ed al colloquio mi pongo piu' aggressivo del solito. In genere, quando faccio colloqui cerco di mettere a proprio agio la persona che ho davanti - e' inutile renderla ancora piu' nervosa di quella che e', mi perderei ottime persone solo perche' sono agitate. Questa volta invece bombardo il tipo di domande, appena sento che cambia discorso di un millimetro lo interrompo, in maniera un po' rude, e gli dico di stare a quello che gli stavo chiedendo. Insomma, non la solita chiacchierata tranquilla che faccio ai colloqui. Il tizio diventa nervoso, inizia un po' a balbettare, alla fine io gli dico che potevamo anche finire li' il colloquio, e ci lasciamo cosi'.

Alla sera scrivo il mio solito report al capo, raccomandando di non assumere il tipo, e allego la mia lista di motivazioni. Mentre scrivevo il report, mi accorgo che il mio atteggiamento non e' stato dei migliori. Potevo aiutare il tipo di piu', essere meno stronzo, e magari se la sarebbe cavata al colloquio. Ma non e' andata cosi'. Io ero in una giornata un po' storta, e lui ha avuto sfiga di trovarmi in una giornata storta. Ed e' questo il succo del post.

Tanti "no" che ho ricevuto in passato, da aziende, universita', tipe, dipendevano tanto da me quanto da fattori esterni che non potevo controllare. Ho sempre avuto difficolta' ad accettare questa cosa, per due motivi:

  • suona come una giustificazione - ah, non sono riuscito a fare questo, ma non e' colpa mia, e' colpa di qualcos'altro
  • mi secca non avere il controllo della situazione - se non posso controllare completamente la situazione, devo affidarmi alla fortuna, e a quel punto me ne vado al casino' che almeno mi diverto un po'
Eppure non trovo altra spiegazione. Il tipo del colloquio era molto preparato, ma io ero in una giornata no, e non c'e' nulla che lui avrebbe potuto fare per cambiare questa situazione. Idem per l'MBA a Stanford: io potevo essere preparato quanto volevo, ma ci sono tanti di quei fattori fuori dal mio controllo che determinano l'ammissione o meno al programma. E quel colloquio ad Amsterdam di 3 anni fa, che ero convinto aver fatto bene - chi sa cos'e' successo dietro le quinte per dirmi che non mi volevano.

Insomma, Martedi' sera mi son trovato chiaramente in una posizione in cui il fattori esterni hanno sicuramente influenzato quel colloquio. E non mi venite a tirare fuori il discorso dell'etica - no, il tipo non li richiamo, perche' comunque, alla fine, se fosse stato bravo sarebbe riuscito a fare una figura mediocre anche alle domande che gli avevo posto.

Quindi, il riassunto di tutto sto pippone e' proprio che certe cose capitano, e non posso farci nulla. E dopo un anno e mezzo devo smetterla di pensare al perche' non mi han preso a Stanford!

In tutti questi "no", c'e' un lato positivo. Quoto il CEO di Dropbox, Drew Houston: "Don't worry about failure; you only have to be right once". E cosi', anche se non son stato preso ad Amsterdam, due mesi dopo avevo trovato lavoro a Nottingham come PM. E se non mi avevano preso giu a Cannes, avevo poi trovato lavoro a Londra. Alla fine, le cose si mettono sempre a posto, basta sbattersi un po'.

E per la cronaca, Martedi' sera stavo finalmente a posto, rilassato e tranquillo come una pasqua. Anche grazie ad una schiera di amici che non si stufa mai di sentire le mie lamentele ed i miei problemi ;)

venerdì 4 gennaio 2013

Lavori al minimum wage nella capitale

Prendo spunto da una conversazione che ho avuto ieri con il gestore di un ristorantino italiano dietro Harrods per scrivere qualcosa sui lavori da barista / cameriere / commesso che i ragazzi italiani possono trovare qua a Londra. Vorrei mettere numeri, grafici, considerazioni di carattere economico e sociale, ma come diceva un mio vecchio professore all'universita' di Torino, verrebbe solo fuori una minestra riscaldata. Vi metto un paio di link, come il London's Poverty Profile o National Minimum Wage Low Pay Commission 2012,  per approfondire i discorsi.

Paolo, un simpatico Bresciano a Londra da parecchi anni, dice che riceve mediamente 10 ragazzi italiani al giorno in cerca di lavoro nel suo ristorante. 10 al giorno, 300 al mese! Purtroppo li deve mandare via tutti, e le cose non miglioreranno nei prossimi mesi quando entrera' in bassa stagione. Troppi ragazzi in cerca di lavoro? O poca offerta di lavoro? E son poi tutti ragazzi?

Si', troppi ragazzi in cerca di lavoro. L'offerta di posti al minimum wage, dopo il calo del 2008-2009, e' tornata lentamente a salire. Pub e ristoranti che avevano chiuso a causa della delocalizzazione di lavori fuori Londra, riaprono per incontrare la domanda di nuovi colletti bianchi affamati. Ma sulle sponde italiche la crisi continua a mordere, ed orde di giovani senza lavoro - laureati o meno fa poca differenza - cercano miglior fortuna oltre manica. E si ritrovano tutti qua a Londra a cercare lavoro.

A questo punto, io mi farei due domande.

Perche' venire a Londra? Ok, fa molto cool passare le notti negli ambienti underground di Shoreditch o fare spesa a Sloane Square, ma con un lavoretto al minimum wage e' gia' tanto se ti puoi permettere un frappuccino da Starbucks dopo aver pagato l'affitto della tua camera condivisa con 10 persone. Gli affitti sono alle stelle a causa dei pochissimi mortgage concessi, i trasporti sono carissimi causa tagli del governo al settore pubblico. Il regno e' grosso, non inizia e finisce dentro la M25. Personalmente mi piace parecchio Bath e Bristol, ma anche Nottingham non era affatto male. E perche' non York o Leeds, nel grande nord? Tutte cittadine stupende dove la vita costa moooolto meno, bar e ristoranti ce ne sono uguali, inglese lo parlano uguale (ok, non al nord, ma ci assomiglia). C'e' sempre la Scozia poi - io ci ho lasciato il cuore ad Edinburgh! Vivere in un posto economico ti permette di vivere decentemente con uno stipendio base, pagarti un corso di inglese (vedi punto dopo), uscire la sera e conoscere gente. E trovi anche meno italiani in giro, cosi' hai meno tentazioni di fare gruppo e magari impari qualcosa della cultura locale.

Perche' ammazzarsi di lavoretti? Va bene, Londra e' l'unico posto al mondo che ti tira. Boh, ti capisco, anche per me e' cosi'! Hai lasciato l'Italia con un pezzo di carta in mano, spero per te in qualche disciplina scientifica e non in scienza dei formaggini cremosi. L'inglese non lo parli molto, ma la tua idea e' di venire qua e imparare lavorando. Cazzate. Devi andare a lezione, punto. Un amico, architetto, lavorava come cameriere di giorno e barista alla sera, 6 giorni su 7. Due lavoretti al minimum wage, che gli pagavano l'affitto e qualche sfizio di tanto in tanto. Dopo 6 mesi, non aveva imparato una mazza di inglese. Pero' sapeva dirti tutti i piatti del giorno e le birre che servivano. Se n'e' tornato a Udine. Fai un corso di inglese, fai colloqui di lavoro per lavori su cui hai studiato sopra. Non per metterti fretta, ma ora che tu hai finito l'universita' in Italia, un tuo coetaneo locale qua ha gia' lavorato da tre anni come professionista.

mercoledì 5 dicembre 2012

30

Primo post scritto dall' iPad.

Ricapitolando velocemente i primi 30 della mia vita:
  • Nasco 30 anni fa. 30 anni fa non esisteva neppure la tv a colori.
  • Buio assoluto nei primi 5 anni di vita. Per quanto ne so, ho vinto un Nobel, ma non me lo ricordo.
  • Studio per 5 anni alle elementari. Studio, oddio, avevo gia' vinto un Nobel, me la prendo comoda e decido di imparare bene l'alfabeto e la tabellina del 2.
  • Studio per 3 anni alle medie. Una sorta di elementari, con la differenza che i compagni ti chiamano per cognome.
  • Studio per 5 anni al liceo. Imparo cose utili, come la storia del regno di Prussia ( che mi tornera' utile per il mio secondo Nobel, ma all'epoca non lo sapevo).
  • Studio per 5 anni matematica e informatica. Mi insegnano a maneggiare con i numeri, per poi darmi un computer e spiegarmi che tutto quello che posso fare io, lui lo fa meglio e piu'  velocemente.
  • Cambio patria. Decido che un posto piovoso e nuvolo e' piu' adatto al mio stato d'animo.
  • Lavoro per 5 anni alla Atos. Capisco che tutto quello che ho studiato nei precedenti 18 anni di vita non serve ad un cazzo di nulla, si va avanti solo rompendo i coglioni al capo, non a versi di Dante. E' un po' seccante, potevano dirmelo prima, mi concentravo su un altro Nobel.
  • Compro casa. E capisco che se avessi lasciato perdere studio e lavoro, ma avessi intrapreso una carriera da idraulico, ora sarei ricco sfondato.
  • Per conflitto di interessi non posso scrivere nulla sugli ultimi 6 mesi, a meno di non trovarmi a piedi domani.
E poi mi chiedono perche' son scazzato.