giovedì 31 gennaio 2019

In bicicletta e a piedi per la Liguria

Nell'oramai lontano settembre 2017, avendo un po' di tempo libero aspettando di iniziare la nostra nuova vita asiatica, io e Ida abbiamo passato un po' di tempo in Liguria. Oggi andrò a parlare del giro in bicicletta tra Ospedaletti e San Lorenzo, e della passeggiata tra Alassio e Albenga.

Quella della Liguria di Ponente non è la solita pista ciclabile che potete trovare un po' ovunque: infatti è stata ricavata sul tracciato della vecchia ferrovia che collegava Imperia a Ventimiglia, e permette ai ciclisti di godere di panorami stupendi passando tra un tunnel ferroviario e l'altro. Ecco, andare dentro ai tunnel in bicicletta è sinceramente la cosa che mi è piaciuta di più di tutta l'esperienza: lo ammetto, sono un po' nerd-ferroviario, e ho sempre trovato i vecchi trafori ferroviari esteticamente belli. Ci sono anche frasi ispirazionali dentro, come nella foto qua a fianco! Ottima è stata anche la sosta a Santo Stefano al Mare, uno di quei tipici paeselli sul mare che gridano Italia dal primo all'ultimo mattone.

Non ho molto da aggiungere, il sito Pista Ciclabile copre benissimo tutto il tracciato e l'esperienza che ne consegue a pedalare i 24 km recuperati fino ad ora. Se cercate un parcheggio gratutito a San Lorenzo dove lasciare la macchina e prepararvi per la biciclettata, io e Ida l'abbiamo trovato in questo piazzale.

Per quanto riguarda la passeggiata tra Alassio e Albenga, di seguito riporto un curioso aneddoto che vi farà ricredere su tutto quello che avete imparato dei Romani. Lo sapevate che il tratto ligure dell'Aurelia non la costruirono i Romani, bensi' Napoleone? Scioccante, come minimo. Io l'ho scoperto solo ora mentre stavo scrivendo questo articolo. La strada che collegava Roma alla Francia bassa era infatti la via Julia Augusta fatta da.. Augusto! Aurelio, sei fuori.

Il sito del Comune di Alassio riporta in dettaglio l'itinerario della via Augusta, e qui un po' di cose le ho da aggiungere. Innanzitutto, la segnaletica lascia veramente a desiderare. Ci siamo persi almeno un paio di volte, finendo una volta nel cortile di una casa, e la seconda volta in un vicolo cieco. Oltre a questo, a metà strada una frana ha distrutto un pezzo di percorso. Un po' incoscentemente, abbiamo ignorato i segnali di pericolo e ci siamo avventurati comunque, riuscendo a passare il pezzo franato. Ovviamente, non lo consiglio a nessuno di fare lo stesso. Il panorama è mozzafiato, specialmente in una bella giornata di sole: l'isola Gallinara da un lato, con il mare e le rocce da un lato, e la montagna dall'altro. Tutto stupendo, portatevi solo un GPS dietro cosi' troverete sempre il percorso - alla fine noi ci siamo ritrovati solo grazie a Google Maps.

giovedì 24 gennaio 2019

Online Services is currently unavailable

Esiste un sito, myproducts.bandce.co.uk, che ogni giorno dalla mezzanotte alle 7 del mattino è fermo per manutenzione. E chi se ne frega, direte voi. Io no, e ci voglio scrivere un post sopra.

B&CE (pronunciato in italiano bi end si) è un fondo pensionistico inglese a cui alcuni datori di lavoro lasciano l'oneroso compito di gestire la pensione dei propri dipendenti. Per varie ragioni che non sto qui a spiegare, dovevo cercare di entrare dentro un account per raccogliere e modificare delle informazioni. La pagina che mi sono ritrovato è la seguente:


I Servizi Online non sono al momento disponibili
Il sito è al momento non disponibile per (sic) Il sito non sarà disponibile da mezzanotte alle 07:00 ogni giorno per manutenzione. Sarà di nuovo disponibile alle 07:00

Ho pensato che va bè, il sito è in manutenzione, tornerò domani e riproverò a collegarmi, figurati se davvero è spento ogni notte. Invece no: puntualmente, il sito è bloccato dalla mezzanotte alle 7 del mattino, ora inglese. A questo punto scatta l'informatico che è in me e dice: ma che diavolo dovete fare, ogni giorno, per sette ore, che il sito non può essere disponibile? Di seguito trovate tre risposte che mi sono dato, e delle possibili soluzioni a riguardo.
  1. I servizi online sono offerti da un operatore fisico, che ovviamente ha bisogno di dormire. Questa persona in carne ossa velocemente scrive il codice HTML della pagina che sto cercando, andando a reperire le informazioni su vecchi libri mastri e mettendole tutte su pagine web a richiesta dell'utente. Questa persona persona ha comunque il diritto di dormire la notte, come ogni cristiano su questo pianeta. Se questo fosse il caso, la B&CE potrebbe comprare una macchina del caffè come quella che Ida mi ha regalato a Natale, in modo da farlo stare sempre sveglio e continuare a servire il pubblico in maniera efficente.
  2. La B&CE ci sta educando tutti a farci dormire la notte, quindi spegne i propri servizi fino alle 7. In effetti, perché diavolo devi andare a guardarti il tuo account del fondo pensione nel mezzo della notte? La notte è fatta per dormire, vai a letto che domani devi svegliarti presto e andare in fabbrica a farti un mazzo tanto. Molto educativo. Non farebbe una grinza, non fosse che se vivo a Hong Kong, e la finestra di indisponibilità del sito diventa 8am - 3pm: un po' eccessivo e seccante. L'alternativa sarebbe quindi avere un sistema che vede se c'è luce o buio nella località dove vive l'utente. Se è particolarmente nuvolo, questo potrebbe però creare falsi positivi.
  3. È tutta colpa dell'Europa e dei migranti. La B&CE avrebbe voluto a tutti i costi tenere il sito acceso la notte, eppure una recente normativa europea obbliga tutte le società il cui nome inizia con B e finisce con CE e che abbiano una & in mezzo a spegnere i servizi dalla mezzanotte alle 7. Pare che la ragione sia dovuta ai migranti ed al fastidio che il server acceso la notte (il classico bzzz delle macchine accese) sia sulla stessa lunghezza d'onda del comune bzzz che fanno i migranti europei quando dormono, rovinandone irreparabilmente il sonno. L'alternativa sarebbe quella di insonorizzare i migranti, ma Amnesty International sembra non essere troppo d'accordo.
Nel frattempo, rimango in attesa di soluzioni.

giovedì 17 gennaio 2019

Spedizioni da Londra a Hong Kong

Sono partito per Edinburgo con una valigia da imbarcare e uno zaino. Per Darlington, avevo la stessa valigia da imbarcare, lo stesso zaino, più una box grossa che mi ero spedito. A Nottingham, avevo una macchina di roba. Per Londra, ne avevo due. Hong Kong? Un cargo!

Ok, un cargo è esagerato, facciamo chiarezza. Prima di partire per l'Asia, un amico mi ha regalato il libro "Solo bagaglio a mano" di Gabriele Romagnoli. Non posso dire che ha rivoluzionato il modo in cui vedo le cose, ma ha sicuramente influito la mia percezione sui miei oggetti, le cose che possiedo e le cose che posso lasciare indietro. L'ho letto tutto di un fiato (non è molto lungo, non sono un campione di apnea), e lo consiglio a tutti. Non poteva arrivarmi in un momento migliore, dal momento che ero pronto al grande trasloco.

Innanzitutto non avevo tantissima roba da portare via dalla mia casa di Londra: mettendo l'appartamento in affitto, ho lasciato indietro cucina, soggiorno con tavolo e sofa, letto e mobili vari. Immaginando che le case a Hong Kong fossero piccole piccole, ho iniziato a sbarazzarmi di roba che avevo accumulato in questi anni: CD, DVD e videogiochi venduti su Music Magpie (a che servono quando si ha Netflix e Spotify?), libri dell'università su Amazon, il resto su eBay e Gumtree. Ciò che non ho potuto vendere, l'ho donato a Oxfam e Cancer Research: questi ultimi mi ha mandato una e-mail recentemente dicendomi di aver ricavato £100 dalle mie donazioni! Unica eccezione è stato l'albero di Natale, che pensando non ci stesse nella nuova casa, l'ho buttato - chi vorrebbe mai comprare un albero di Natale a metà Agosto? Io e Ida ci siamo un po' mangiati le mani nell'averlo buttato, e quest'anno ne abbiamo preso uno nuovo su Taobao, come da foto allegata.

Piccola nota: ho trovato veramente difficile vendere libri usati fuori da internet. Ho girato parecchie librerie, e, in maniera totalmente inaspettata, nessuna che accettava libri di seconda mano. Alcuni posti mi hanno informato che accettano libri usati solo nel periodo di settembre, quando inizia l'università, e che comunque li compravano a meno della metà del prezzo di copertina.

Siamo rimasti quindi con un po' di roba da inscatolare, cosi' ho fatto il giro dei vari Sainsbury's, Tesco e Morrisons per raccattare scatole di cartone. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che questi supermercati diano via gratuitamente i loro imballaggi, piuttosto che farli pagare o buttarli al macero. Qui a fianco vedete l'istantanea dell'imballaggio di un oggetto prezioso. Una volta imballato e impilato tutto, è venuta fuori una pila di box alta quanto me, e larga più o meno un metro quadro. Come spedirla?

Dopo aver vagliato diverse opzioni (UPS, DHL, Royal Mail), mi sono imbattuto in Seven Seas Worldwide. Questa società si specializza in trasporti di grossa merce via mare, e ad Agosto 2017 i lor prezzi erano competitivi: spostare un box delle dimensioni di 112x96x187cm da porta a porta mi è costato meno di £600. Questi della Seven Seas ti portano il box sotto casa, ti aiutano a riempirlo con le tue scatole, te lo sigillano sotto gli occhi, e te lo mandano a destinazione, via nave. Sul sito puoi anche vedere la sua locazione in tempo reale, dal momento che la nave è tracciata su Google Maps - tipo vedi se la nave viene dirottata dai pirati al largo della Somalia, o se viene inghiottita da un ciclone nei pressi dell'India.

Siamo così arrivati a Hong Kong comodamente con una valigia a testa, e il nostro box è arrivato un mese dopo, intatto come quando l'avevamo imballato.

giovedì 10 gennaio 2019

Quella brezza chiamata tifone

Hong Kong, come un po' tutto il sud-est Asiatico, è spesso colpita da tifoni. Quando vivevo in Europa, ho sempre considerato tifoni, uragani, cicloni e tornadi un po' la stessa cosa: eventi metereologici estremi che non mi riguardano da vicino. Da un anno a questa parte, le cose sono cambiate.

Partiamo dall'etimologia. Pare che la parola tifone (typhoon in inglese) derivi dal cinese 大風, pronunciato daai6 fung1 in cantonese. Per voi poveracci che non masticate i caratteri cinesi come il sottoscritto, 大風 si traduce letteralmente come grande vento. Non mi ricordo se ne ho già parlato, ma i cinesi parlano un po' come Yoda: parole semplici che messe insieme sfornano grandi concetti. Qui un esempio tra tutti. Dato che noi non ci accontentiamo degli antichi saggi cinesi e vogliamo una spiegazione più approfondita di questo fenomeno metereologico, scopriamo da Wikipedia che il tifone è un ciclone tropicale che si forma nell'oceano Pacifico nord occidentale. Se si fosse formato vicino all'India, si sarebbe chiamato ciclone. Se si fosse formato nell'Atlantico, si sarebbe chiamato uragano. E se si fosse formato nei dintorni di Abbiategrasso, vi chiederete voi? Non siete stati attenti, risponderei io: stiamo parlando di cicloni tropicali, ovvero fenomeni metereologici che accadono ai tropici.

Ora che abbiamo piena conoscenza dell'argomento, vediamo come Hong Kong si è attrezzata nel tempo a fronteggiare questi eventi. Molto semplicemente, negli anni la città ha adottato un sistema di misure preventive che evitano morti e danni.

L'osservatorio metereologico locale ha il compito di avvertire gli hongkonghini della pericolosità di un tifone che entri nel raggio di 500 miglia dal centro della città. Questi avvertimenti prendono forma di segnali trasmessi sui vari media: dal segnale T1 (attesa) si arriva a T10 (tifone nero, vento sopra i 118km/h) passando per T3, T8 e T9. Ad ogni segnale è associata una serie di regole da seguire: per esempio, T3 avverte il pubblico di mettere al sicuro piante e fuori posizionati su davanzali esterni; T8 obbliga gli uffici a chiudere e le persone a tornare a casa al più presto, traghetti fermi ecc.

C'è un dibattito aperto sull'efficacia dello scotch alle finestre. Ai locali piace tanto metterlo e disegnarci il carattere 米 (riso) sopra. L'idea è quella di rinforzare la tenuta della finestra, migliorando la resistenza del vetro. Pare non serva assolutamente a nulla, se non ad arricchire i venditori di nastri adesivi prima dei tifoni: i vetri si rompono quando non hanno abbastanza flessibilità, con o senza scotch.

I sistemi di drenaggio sono tenuti in ottimo stato. Vado spesso a fare jogging sui picchi, e ogni santo giorno vedo operatori che tengono puliti gli scarichi delle acque piovane ai lati della strada, raccogliendo tutte le foglie e rami secchi che potrebbero ostruire i rivoli. Sono stati costruiti grandi bacini di raccolta d'acqua nel sottosuolo, come quello sotto l'ippodromo di Happy Valley, che può contenere fino 60,000m3 di acqua. L'acqua raccolta viene pompata in mare, alleviando il problema di allagamenti cittadini.

Insomma, per forza di cose, si sono dati da fare da queste parti. Questi fenomeni accadono almeno due volte l'anno, è normale che ci si attrezzi per fronteggiarli. Anche con tutto questo, i danni provocati da tifoni sono ingenti, come dimostra la foto che ho scattato sotto casa mia la sera che è passato il tifone Mangkhut: alberi sradicati, vetri infranti, rifiuti per strada, caos. Nessun morto per fortuna, e la città è tornata in piedi in due settimane. Sempre meglio di quello che abbiamo vissuto a Krabi due anni fa, quando per una pioggia il paese è stato completamente sommerso dall'acqua, ed io e Ida ci siamo trovati bloccati in un bar allagato, tra scarafaggi e topi. Not nice at all. In quel momento abbiamo pensato: ma com'è possibile che non si attrezzino per una pioggia? Com'è possibile che bastino due gocce d'acqua per far allagare la città in questo modo? Sarà che questo è davvero il terzo mondo? Poi ho ripensato a tutte le volte che esonda il Po, la Dora e tutti i fiumi in Piemonte, e ho pensato che non è un problema solo della Thailandia.

sabato 15 settembre 2018

Mettere casa in affitto a Londra

Tutto lo sbatti di comprare casa, e poi me ne vado via. Ma non vendo, affitto! Ecco alcune riflessioni su come ho affitato la mia casa a Londra.

Ho affidato la gestione dell'affitto ad una agenzia immobiliare, la KFH. Abitando a 8 fusi orari di distanza, ho pensato che era impossibile farlo da solo: come faccio a rispondere alle emergenze vivendo così lontano? Come faccio a organizzare le visite di potenziali inquilini, controllare che la casa sia sempre a posto, riscuotere l'affitto? Sono tutte cose che, se fossi rimasto a Londra, avrei volentieri fatto di mio. Ho così contattato un paio di agenzie, e quella che ha offerto il miglior rapporto qualità prezzo è stata KFH. In breve, a fronte del 12% dell'affitto, mi offrono un pacchetto completo di assistenza. In realtà poi ci sono alcune piccole altre spese da mettere in conto, come l'ispezione del gas annuale (£70), o i costi per redirigere il contratto con l'inquilino (£300). A fronte di tutto questo, ho però avuto una ottima esperienza quando hanno messo la casa sul mercato - hanno mandato una fotografa professionista che ha rimosso il grigio del cielo londinese che trapelava dalle finestre e l'ha fatto diventare azzurro splendente, l'affitto sempre pagato mensilmente, e tutti i problemi gestiti loro. Per adesso è filato tutto liscio.

Tasse. Perché sì, uno si sbatte tanto nella vita, e poi c'è sempre lo stato che vuole un po' dei tuoi guadagni (viva il populismo!). In Inghilterra l'affitto è tassato come ogni altra forma di guadagno. Ad oggi (2018), tutti gli introiti (dopo deduzioni) sopra i £11,500 annuali sono tassati al 20%. Deduzioni sono tutti i pagamenti relativi al mantenimento della casa o dell'affitto: pagate l'agenzia perché vi tenga la casa? quello può essere dedotto. Se non avete mai avuto problemi col fisco, potete chiedere all'ufficio tasse di pagare le vostre imposte nella dichiarazione dei redditi, piuttosto che avere l'agenzia che riscuote il 20% del vostro affitto mensile, e poi voi dovete chiedere un eventuale rimborso a sua maestà a fine anno.

Se come me avete comprato la casa con un mutuo, dovete stare attenti al contratto che avete firmato con la banca. Molti mutui contratti con la formula prima casa non consentono al proprietario di affittare il proprio locale. Non ho ben capito perché, e stando ad alcuni forum che ho letto, pare che la banca consideri una casa in affitto ad un rischio più elevato rispetto al proprietario che vive dentro. Quindi, in teoria, al momento che volete affittare la casa e il vostro contratto non lo permette, dovete chiamare la banca, esporre la situazione, e vedere cosa dicono. Sempre nei soliti forum ho letto di banche che non hanno fatto problemi, altre che hanno lasciato la rata del mutuo uguale per 12 mesi, altre ancora che hanno alzato la rata immediatamente. Non sembra ci sia un modo per capire esattamente come la banca si comporta, se non chiedendo direttamente.

Per finire, spendo due parole sul mercato immobiliare a Londra. È un periodo un po' incerto in questi ultimi mesi, per via della Brexit: dopo anni di crescita vertiginosa, a colpi di 15% annui tra il 2013 e il 2016, il mercato sembra essersi raffreddato un po'. Ho affitato la mia casa a £1,500/mese ad Agosto 2017, e son stato fortunato nel rinnovare l'affitto allo stesso prezzo un anno dopo quando il trend generale è invece in discesa. Non so cosa porterà la Brexit, non credo nulla di buono. La mia idea è comunque un investimento a lungo termine, l'Inghilterra ha tempo di uscire, rientrare e riuscire in Europa prima che vendo la casa, quindi non dovrei essere troppo colpito da questi singhiozzi immobiliari.

lunedì 28 maggio 2018

Case infestate... da fantasmi!

Lo scorso settembre io e Ida ci siamo messi a cercare un appartamento in affitto a Hong Kong. Tratterò tutto l'aspetto di come cercare casa in un altro post, oggi mi concentro su una peculiarità del mercato immobiliare hongkonghino, ovvero i fantasmi.

Questa è una conversazione realmente avvenuta tra me ed un agente immobiliare locale:

Agente: "Tutto confermato per gli appuntamenti di domani. Una cosa solo: prima che vada ad ispezionare gli appartamenti, sono obbligato a dirle che all'interno dell'edificio sono avvenuti due omicidi al trentunesimo piano e due sucidi al quindicesimo ed al trentanovesimo piano. È un problema per lei?"
Io (penso): "What the fuck.."
Io: "Non mi interessa sinceramente, non lo dica solo a mia moglie"
Agente: "Oh.."
Io (penso): "Ma un po' di senso dell'humor?"
Io: "Sto scherzando, non si preoccupi davvero"
Agente: "Ah ok, grazie"

I cinesi sono molto scaramantici, e vivere in una casa dove è stato commesso un omicidio o suicidio è un grosso no-no per loro, dal momento che potrebbero esserci dei fantasmi. Non importa che tutta la città sia infestata da scarafaggi o ratti; ciò che conta (e che fa abbasssare il costo al metro quadro) sono gli spiriti dei morti e sepolti, che dall'aldilà influiscono sul mercato dell'immobile hongkonhino rendendo meno appetibili le case. Ovviamente il discorso si applica solo se siete cinesi o credete nel paranormale: se non vi interessa troppo abitare in una casa potenzialmente infestata, potete trovare ottime opportunità cercando appartamenti questo tipo. Squarefoot, uno dei principali motori di ricerca di immobili da acquistare o affittare, offre un'opzione per cercare solo case infestate, giusto se stavate pensando ad un ottimo investimento oltremare!

In realtà non è così facile accaparrarsi questi appartamenti, anche se i cinesi se ne stanno alla larga. Sui Picchi c'è una casa bellissima, il Dragon Lodge, che è rimasta invenduta da circa 30 anni. La casa è stupenda, almeno sulla carta: immersa nel verde, tre piani, ampio giardino, piscina, e vista mozzafiato sulla baia. Perche è invenduta? Nessuna banca presta soldi per comprarla, e anche se aveste i soldi, nessun cinese è disposto a metterci piede anche solo per farci i lavori di ristrutturazione. Ma sono scemi? Secondo me sì, eppure il Dragon Lodge fu teatro di un massacro durante la seconda guerra mondiale, in cui sette suore persero la vita durante l'occupazione giapponese. Andando ancora indietro nella storia, scopriamo che il primo proprietario era un ricco uomo d'affari che andò in bancarotta, ed il secondo proprietario, anche lui ricchissimo, si suicidò nella casa. Dopo il massacro delle suore la casa non trovò più pace. Nel 1970 la proprietaria lasciò il lodge perché convinta di aver visto il fantasma di una bambina di undici anni con una vestaglia bianca che chiedeva aiuto. Insomma, il Dragon Lodge è la casa infestata per antonomasia; gli ultimi lavori di ristrutturazione sono stati sospesi nel 2004, quando gli operai sono scappati via dopo aver visto alcuni spiriti aggirarsi per le camere. Oggi la casa è un rudere desolato, e fa effettivamente venire i brividi quando ci si passa vicino, specialmente se è sera tardi e non c'è nessuno per strada. Trovate altre foto del rudere a questo indirizzo.

Parlando di altri palazzi infestati (ma stavolta venduti sottoprezzo), la conversazione tra me e l'agente all'inizio del post riguardava degli appartamenti al J Residence. Questo palazzo a Wan Chai fu teatro di un duplice omicidio dove un banchiere inglese, Rurik Jutting, ammazzò due giovani prostitute indonesiane, facendole poi a fette e mettendole in una borsa. Non posso poi mancare di citare la casa dell'Hello Kitty murder, dove tre persone torturarono e ammazzarono un hostess di un night-club, per poi decapitarla e mettere i pezzi della testa all'interno di alcune bambole di Hello Kitty. Io e Ida siamo passati a vedere la casa da fuori nella notte di Halloween, giusto per vivere il brivido della notte dei morti viventi. Non è stato nulla di che, non c'era tanto da vedere, non siamo nemmeno sicuri di aver capito quale fosse esattamente la casa.

Per finire, la scaramanzia cinese non si ferma ai fantasmi. Il numero 4, che in cinese si pronuncia [si], suona molto simile a [sĭ], "morte". Questo fa sì che in tutti gli edifici manchi il piano 4, 14, 24, 34, tutto il blocco dei 40, e via dicendo. Di contro, 8, pronunciato [ba], suona simile a [fa], "fortuna", quindi tutti gli appartamenti in un piano che contiene la cifra 8 sono più cari. E non solo i piani: i numeri di telefono, le targhe delle automobili, il conto in banca. Insomma, vivo un paese andato scemo per la numerologia.

Good n8!

venerdì 18 maggio 2018

Il cinese e il rutto

Vivere ad Hong Kong è bello, peccato per i cinesi. 

Se avete mai lavorato in un ufficio pieno di cinesi, sapete sicuramente di cosa io stia parlando. Immaginatevi un floor con venti persone circa, silenzio totale, si sente solo il rumore della tastiera, di tanto in tanto la stampante che gira, ma nulla di più. Tutti con le cuffie attaccate ascoltando musica, podcast, magari nulla e pretendendo solo di sentire qualcosa per non essere disturbato da altri. Ad un certo punto, un rombo di tuono. Un rutto. Forte, pieno, in tutta la sua potenza e profondità. Io mi giro, in un mix di schifo ed odio, cerco di capire con lo sguardo chi ha commesso lo scempio. Con me si girano tutti i non cinesi dell'ufficio, ognuno con aria altrettanto schifata. Senza imbarazzo alcuno, il cinese ruttatore non sbatte ciglio. E non perché si vergogna, ma perché non c'è nulla di male per lui, è normale digerire alla Barney dei Simpsons come se non ci fosse un domani. 

Ma da dove arriva la tradizione del rutto libero cinese, per dirla alla Fantozzi? Si narra che nella Cina di Mao, la pratica del rutto era accettata e ben voluta. Mao credeva in una società contadina, semplice, e disprezzava l'aristocrazia e le buone maniere. Dato che all'epoca quello che diceva Mao era un po' come un vangelo, non avresti mai voluto trovarti in una posizione di contraddirlo (sai com'è, se non eri d'accordo, c'erano sempre i campi di concentramento per mettersi d'accordo), e quindi un milardo di persone si è improvvisamente trovata a ruttare liberamente. Fortuna vuole che il pensiero di Mao si sia fermato al rutto e non ad altre flatulenze.

Sfortunamente i rumori dei cinesi non si fermano alla digestione, ma partono ben prima, durante l'alimentazione. Sono convinto che ci sia un piacere (tutto ancora da scoprire per il sottoscritto) nel tirare su il brodo ed i noodles facendo il più rumore possibile. Se mai vi capita quando siete da queste parti, fate un salto in quasisasi tipico noodle shop, e molto probabilmente vi troverete seduti ad un tavolo rotondo con quattro o cinque cinesi del tutto sconosciuti che pare facciano a gara a chi fa più rumore con la bocca. Un concerto senza strumenti che vi lascierà senza parole (o senza appetito, dipende dai gusti).

Inutile sparare sulla croce rossa parlando del casino che fanno quando parlano. Hanno un timbro di voce particolarmente alta, e sarà che personalmente non adoro il suono della loro lingua, trovo spesso fastidioso essere vicino a due cinesi che parlano. Più sono vecchi più sembrano urlatori, sarà che l'udito cede e quindi sopperiscono con la voce.

Quello che mi fa più sorridere di tutto questo però sono gli hongkonghini che danno dei trogloditi ai cinesi mainland. Un po' come il bue che da del cornuto al toro. Probabilmente sono qua da troppo poco tempo per distinguere le due fazioni, ma in questo anno e mezzo di permanenza non sono ancora riuscito a trovare grosse differenze tra i due. Tutti ruttano, tutti fanno casino quando mangiano, tutti urlano, indipendendemente se sono nati da questa o dall'altra parte del confine con la Cina. Tutto ciò mi fa ricordare alcune figure nostrane che ritenevano alcuni italiani migliori di altri solo ed esclusivamente in base alla loro latitudine di provenienza, e più recentemente qualche personaggio inglese che ha convinto una nazione intera nel dire che i mainland europei sono brutti e cattivi. Ripensandoci, c'è poco da sorridere.

martedì 15 maggio 2018

Jogging a Hong Kong

È da un po' di anni che mi piace andare a correre all'aria aperta; ho iniziato a Darlington ad Hamstely Forrest, per poi proseguire più seriamente quando mi sono spostato a Nottingham ed infine a Londra. Lo preferisco alla corsa sul tapis roulant perché mi piace sentire l'aria fresca quando corro, vedere ambienti diversi e non pagare l'abbonamento alla palestra. Naturalmente, da quando mi sono trasferito a Hong Kong ho inziato a cercare percorsi per jogging, e sono rimasto piacevolmente sorpreso da quello che la città offre.

L'isola di Hong Kong ha tantissimi percorsi immersi nel verde letteralmente a due passi dalla città. Basta infatti andare sui picchi, nel centro dell'isola, per immergersi nella natura e perdersi nei tantissimi sentieri che portano da una parte all'altra della città. Un percorso pedonale su tutti, Bowen Road, collega Happy Valley a Central, passando su una balconata che da direttamente sulla baia. Alla sera è uno spettacolo unico, con tutte le luci dei grattacieli accese e la vista di Central, Kowloon e tutto quello che c'è in mezzo. Da Bowen Road poi si può salire a piedi su Victoria Peak, percorrendo un sentiero ben illuminato che porta fino al circuto di Harlech / Lugard Road, per poi scendere giù direttamente all'Hong Kong University, tutto sempre a due passi dalla città. I percorsi che per ora ho registrato sono disponibili sulla mia pagina di Endomondo, ed includono sia quelli su Hong Kong Island che su Kowloon Bay. Quest'ultima non sarebbe male come percorso di corsa, non fosse la puzza di fogna che qualche volta si sente all'altezza del Central Tunnel. È veramente pesante, non capisco come non ci facciano nulla. Mi sono anche avventurato qualche volta nei New Territories, ovvero le zone a nord di Kowloon al confine con la Cina. La si trova il MacLehose trail, ovvero 50 miglia di sentiero che percorre i nuovi territori da est a over, toccando spiagge semi-isolate e punte montagnose. Per ora ne ho fatto solo alcuni tratti, e da quello che ho visto lo consiglio a tutti.

Qui sono alcuni dei miei percorsi preferiti:
Ovviamente, il clima di Hong Kong non è l'ideale per la corsa. O meglio, dipende dai mesi. Da Aprile a Settembre il caldo e l'umidità rendono la corsa molto più difficile di quella che dovrebbe essere. A volte sembra proprio che manchi l'aria, e per uno come me che suda parecchio, il rischio di rimanere disidratato è dietro l'angolo. Consiglio spassionato: portatevi sempre (tanta) acqua dietro quando andate a correre o fare hiking ad Hong Kong, in particolare se non sapete dov'è la prossima fontanella d'acqua (ma anche se lo sapete portatevi dell'acqua dietro, che non si sa mai). Specialmente se non siete abituati, il caldo e l'umidità possono giocare brutti scherzi, con improvvisi cali di pressione, sensazioni di nausa ecc.

Parlando di fontanelle d'acqua potabile, Hong Kong fortunatamente è molto ben attrezzata. Ci sono parecchi punti di abbeveraggio locati strategicamente sui vari percorsi, con tanto di bagni pubblici attrezzati. Una domanda sorge spontanea: sono mappati da qualche parte? Fortunatamente sì! Poco tempo fa ho scoperto l'app Water For Free, che lista tutte le fonti d'acqua potabile disponibili a Hong Kong, dento e fuori i parchi. Ci sono segnati anche punti di ristoro all'interno di shopping centers, giusto se avete sete mentre fate acquisti in centro.

Buona corsa!

domenica 15 aprile 2018

Lavoro a Hong Kong trovato

Dopo un anno di silenzio stampa, ritorno più forte di prima raccontando le mie avventure oltre mare.

Sono oramai passati sei mesi da quando ho iniziato a lavorare da Capgemini. Sembrano lontani i giorni in cui abbiamo lasciato Londra per una mini mini camera a Kowloon, il dark side di Hong Kong, tanto, troppo cinese. Ricapitolando gli eventi: da Londra siamo andati ad Hong Kong, poi da Hong Kong siamo tornati un mesetto in Italia, quindi un paio di mesi a Londra, e, una volta ricevuta la conferma del mio lavoro, ci siamo trasferiti definitavemente ad Hong Kong (e sposati nel frattempo, ma quella è un'altra storia per un altro post!).

Nel post di quasi un anno fa, mi chiedevo come trovare lavoro a Hong Kong, e lamentavo la lentezza nel processo di assunzione. Probabilmente è così ovunque nel mondo, ma l'esperienza che ho avuto mi ha insegnato a prenderla molto con tranquillità. I recruiters non sembrano avere parecchia fretta di velocizzare le procedure, e per arrivare all'agognata assunzione possono passare mesi e mesi. Giusto per dare un'idea, il primo colloquio da Capgemini l'ho fatto ad aprile, e ho iniziato a lavorare a fine settembre - sette mesi in cui si sono susseguiti almeno sei colloqui. Questa lentezza è anche data dall'alto numero di giorni festivi: 15 in tutto. Dopo le vancanze di Natale e Nuovo Anno, tra gennaio e febbraio c'è il Chinese New Year, dove la città si ferma per 3 giorni, e molti ne approfittano per prendere tutta la settimana prima o dopo come vacanza. Tra marzo e luglio ci sono sette festività, e da settembre a dicembre altri tre giorni festivi. Sembra che i recruiters abbiano sempre una buona scusa per non rispondervi!

Durante la mia ricerca di lavoro mi ero rivolto sia ad agenzie di collocamento che direttamente alle aziende che mi interessavano. Non ho trovato molta diversità nell'approcciarsi a uno o all'altro, se non che le agenzie di collocamento sembrano darti molta positività dicendo che tu sei il miglior candidato per quella posizione, per poi dimenticarsi di te una volta che non riescono a piazzare il tuo curriculum alla società che vogliono. Per quanto riguarda i motori di ricerca per trovare lavoro, ho usato più che altro LinkedIn e JobsDB. Questi non sono gli unici, ma sono sicuramente i più validi. Rimane il fatto che se avete conoscenze all'interno di qualche azienda, è molto più facile arrivare in sede di colloquio. Io ho utilizzato verso la fine della mia ricerca il network della mia università, ed è stata una buona esperienza (non ho trovato lavoro così, ma è da ricordarsi per le prossime volte).

Hong Kong è ufficialmente bilingue (cantonese e inglese), ma anche no. Dipende da che lavoro si cerca, e da che azienda ci si rivolge, ma come regola generale meno a che fare hai con il pubblico, più possibilità hai di prendere un lavoro anche senza sapere il cinese. I lavori che ho cercato io non lo richiedevano mai, tranne uno per una grossa società di Hong Kong, la PCCW, in cui era abbastanza ovvio che volessero qualcuno che parlasse cinese dal momento che tutti all'interno della azienda sono locali. Nel mio ufficio c'è un mix di cinesi, indiani, ed europei, e direi che in tutte le società che ho visto (tecnologiche o finanziarie) basta l'inglese.

Più che sulla lingua, ho notato che molte società vedono di buon occhio una passata esperienza locale, e storcono un po' il naso se non la si ha. Non so esattamente quale sia il motivo, posso solo immaginare che molte aziende prediligano persone che sanno come l'ambiente di Hong Kong funzioni e che sono inserite nel tessuto sociale, piuttosto che qualcuno che non abbia mai vissuto qua, e che magari non gli piaccia l'ambiente una volta che arrivi. Il fatto di arrivare da piccole aziende (quali avevo lavorato prima) ha complicato un po' la cosa a mio parere, specialmente perché volevo essere assunto da una grande azienda ma non avevo esperienza di lavoro in grandi progetti.

Primo consiglio: cercate lavoro da casa. Non è importante essere qua per trovare lavoro, dal momento che quasi tutte le aziende con cui ho fatto i colloqui erano ben disponibili a farli via telefono / whatsapp / skype. Visto la lentezza e le complicazioni nel trovare lavoro, suggerisco di cercarlo comodamente da casa con ancora il vostro lavoro corrente in mano, per poi spostarvi qua una volta trovato.

Secondo consiglio: negoziate i contratti! So che è una cosa banale, ma chiedete sempre di più di quanto propongono, e non dimenticatevi i benefits, tipo assicurazioni mediche e dentistiche, o aiuti per spostarvi qua. A me hanno offerto un paio di settimane in hotel appena sono arrivato, giusto per aiutarmi a trovare casa nel frattempo. Magari è pratica comune quando ci si sposta da una nazione all'altra, per me è stata la prima volta.

Spendo due parole sul visto. Se non siete cittadini di Hong Kong, vi serve un visto per lavorare da queste parti. Questo viene sponsorizzato dal datore di lavoro, il quale deve dimostrare al governo che non riesce a trovare risorse locali per la posizione che sta cercando. Va da se che più il vostro lavoro è specializzato, meno persone ci sono che possono farlo, più è facile che vi sia dato un visto. Il lavoro specializzato è di conseguenza meglio retribuito che uno non specializzato, quindi come regola generale, se vi offrono un contratto sotto i HK$20,000 al mese, è difficile che il visto venga approvato. La regola dei ventimila la capisco: è difficile vivere con meno di quello stipendio, quindi è comprensibile che il governo non permetta ti lavorare se lo stipendio è sotto quella cifra. Ci sono poi altre regole: per esempio, il visto può essere rilasciato solo a persone in possesso di una laurea, e le aziende che vogliono sponsorizzare del personale devono mantenere una sorta di bilancialmento tra risorse locali e risorse estere. Insomma, una società con 10 stranieri e nessun locale avrà difficoltà ad assumere risorse straniere, qualunque sia la sua specializzazione.

lunedì 13 marzo 2017

Come trovare lavoro ad Hong Kong

E che ne so io, non l'ho ancora trovato! I cinesi saranno tanto operosi, ma quando si tratta di assumere sono di una lentezza che fa venire il latte ai gomiti (cit. mia mamma, non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, ma penso una cosa molto seccante e difficile da sopportare).

Rimane il fatto che da quando sono tornato dalla Thailandia ho iniziato a cercare lavoro. Applico, ricevo telefonate, sembra che vada tutto bene... ma sono lenti, lenti e stra-lenti. Domani ho il mio quarto colloquio con un'azienda, i primi tre li ho avuti a gennaio. La scorsa settimana ho fatto un colloquio con un'altra azienda con cui ho iniziato le conversazioni ad inizio febbraio. E così via... Insomma, cos'è che li rallenta cosi' tanto? Ecco un po' di possibilità non convenzionali che mi sono venute in mente.

Epidemia. Sarà una stronzata (sì, lo è), ma una società con cui sto facendo i colloqui è affetta in questo momento da un virus che fa ammalare tutti i recruiters o gli interviewer. È qualcosa di pazzesco, mai sentito prima, ma vi assicuro che è così. Al punto che ogni volta che devono organizzare un colloquio, la gente viene affetta da sto virus e devono andare o casa o all'ospedale.

Numero. Sarà una stronzata di nuovo (sì, lo è di nuovo), ma probabilmente c'è così tanta gente che applica per posizioni da direttori o manager che sono inondati da curriculum che, causa vento forte che batte sull'isola, gli volano tutti via e poi caspita, vai a ripescarli. Ovviamente il vento forte causa anche malattie, e quindi si torna al punto prima.

LB. Sarà una stronzata (no, questa non lo è), ma penso che quelli alle assunzioni da queste parti siano semplicemente quelli che a Londra vengono chiamati Lazy Bastards, un particolare gruppo di persone particolarmente stanche di fare il loro lavoro col motto "perché fare oggi quello che puoi fare domani?".

Scherzi a parte, se volete venire a cercare lavoro a Hong Kong, iniziate a cercarlo adesso. Non aspettatevi che siano veloci come a Londra nel processare un'applicazione, possono veramente passare mesi prima che vi chiamino. Forse è così anche in Italia, non lo so, per me è la prima volta. Una volta che poi trovate lavoro, dovete aspettare il che vi venga fatto il visto. Pare che ci voglia dalle 6 alle 8 settimane prima che vi venga rilasciato, e questo ovviamente causa altri ritardi. Insomma, non ho calcolato perfettamente i tempi - l'avessi saputo prima avrei iniziato a cercare ad ottobre quando ero ancora all'università!

A breve vi dirò se rimaniamo qua o torniamo a casa!

domenica 12 febbraio 2017

Phuket, taxi e motorini

Altro post, altro aereo, altra destinazione! Dopo essere atterrati alle 10.30 di sera a Phuket International Airport, cerchiamo un modo per andare a Patong Beach. Tutti i chioschetti di minibus erano chiusi, e fuori dall'areoporto c'era una guerra per prendere i pochi taxi disponibili.

Sì, una guerra vera e propria. Da un lato un'orda di turisti incazzati che vuole arrivare al proprio albergo il prima possibile senza farsi spennare, dall'altro un gruppo di tassisti che non ha la minima intenzione di muoversi se non a cifre esorbitanti - fino a ฿‎1,000 a persona! Abbiamo trovato una coppia di ragazzi con cui condividere il taxi, e dopo aver capito che al parcheggio dell'aeroporto non si trovava nulla, siamo andati sulla strada principale. Lì alcuni tassisti, che probabilmente non facevano parte della mafietta che abbiamo visto prima, ci hanno proposto ฿‎800 per tutti e quattro, molto più ragionevole. Morale della favola: fate 100 metri a piedi ed andate sulla strada principale per evitare di foraggiare il raket dei tassisti dell'aereoporto.

Su internet tutti consigliano di mai mai mai lasciare il proprio passaporto quando si affitta un motorino. Peccato che ogni volta che ci abbiamo provato, tutti ce l'abbiano chiesto. Unica eccezione è stato questo garage, che al posto del passaporto chiede un deposito di ฿‎3,000; purtroppo non aveva più motorini disponnibili. Alla fine abbiamo ceduto e per fortuna non è successo nulla: parlando con tipo del motorino, mi ha detto che lui richiede un documento perché ha paura che qualcuno se ne vada via lasciando il motorino in areoporto, fregandosene del deposito.

Parlando di motorini, parliamo anche di patenti e sicurezza stradale. A prescinedere dal fatto che i thailandesi guidano come degli animali, ma questo l'avrete già letto ovunque, gli unici col casco che abbiamo visto in giro sono i turisti. Casco poi.. uno scolapasta mi sembrava più sicuro di quelle cose che ci hanno dato. Nessun poliziotto ci ha mai fermato (e per fortuna aggiungo, dato che giravamo senza patente!), quindi non posso commentare sul quali documenti servano (patente internazionale? Basta un documento con una foto? boh, su internet ho letto di tutto).

C'è un bus che fa Patong Beach - Phuket Town ogni ora dalle 8am alle 6pm. È un bus rosso, impiega mezz'oretta e costa ฿‎20. A Patong Beach lo potete prendere qua, davanti al police box.

Per finire, un consiglio su dove fare una cena "alternativa". A 15 min a piedi a nord di Patong c'è un posto dove poter mangiare pesce e carne seduti su delle stuoie con vista mare. Non e' un ristorante, bensì una serie di bancarelle "attrezzate" per l'occasione sul ciglio della strada. Ovviamente non aspettatevi un posto elegante, ma per la vista ed il prezzo non potevamo chiedere di meglio!

giovedì 9 febbraio 2017

Bangkok, Pattaya e Ayutthaya

Di nuovo in viaggio! Da Chiang Mai siamo volati a Pattaya, atterrando all'U-Tapao International Airport, un posto semisconosciuto nel mezzo del nulla. Non c'è bisogno di prenotare nessun trasferimento in anticipo: appena uscite dai controlli verrete letteralmente assaliti dalle tipelle delle compagnie di minibus, che con ฿250 a cranio vi porteranno davanti al vostro albergo. Noi siamo atterrati relativamente tardi (10.30pm) e c'erano ancora tanti minibus; il viaggio è durato mezz'oretta.

Pattaya è stato il posto che mi è piaciuto meno di tutta la vacanza. Abbiamo passato una notte sola a Jomtien beach, un posto pieno di bar frequentati da lady boys e vecchi uomini occidentali. Una delle poche cose che mi è piaciuta invece è stata il Tempio della Verità: il biglietto costa ฿500, ed include la visita guidata. Purtroppo non è possibile vedere il tempio, neanche da lontano, senza sborsare tutti i soldi.

Muoversi a Pattaya è semplice: la città si sviluppa sulla costa, ed i songthaew fanno avanti indietro tra i due estremi. Basta fermarli con la mano, salire sopra (senza parlare col guidatore, che altrimenti cercherà di truffarvi chiedendovi uno sproposito), suonare quando si scende, pagare ฿20 ed il gioco è fatto. Una guidatrice una volta ha cercato di spillarci ฿40, inventandosi scuse tipo che ci aveva trasportato molto più avanti di quello che lei era tenuta a fare ecc ecc. Noi gli abbiamo lasciato i soliti ฿20 e ce ne siamo andati, mentre lei continuava a lamentarsi.

E dopo Pattaya, Bangkok! Abbiamo preso un bus per arrivare nella capitale, e appena prima di salire abbiamo scoperto che non si possono bere alcolici in viaggio. Avevamo due birre aperte, e ce le hanno messe in stiva. Incredibilmente sono arrivate intatte a destinazione!

Di Bangkok non ho tanto da dire, tutte le informazioni le trovate su internet. I taxi sono molto economici, e vi consiglio di fare un giro sui battelli che vanno per i canali. Intorno al palazzo reale abbiamo trovato tantissime bancarelle che davano acqua e cibo gratuitamente, anche se sembravano più rivolti ai thailandesi che ai turisti. Penso che tutto questo sia stato fatto per celebrare la morte del re, e dare "conforto" ai sudditi che andavano a pagare rispetto. Detto questo, non sono sicuro se e quando questi banchetti finiranno, quindi approfittatene fin tanto che ci sono! Ah, per entrare al palazzo reale ricordate di portarvi il passaporto dietro, e il dress-code è pantaloni lunghi e spalle coperte. Se non li avete, potete affittarli sul momento, lasciando una cauzione da ฿200 e facendo un po' di coda.

Siamo andati un giorno ad Ayutthaya, e ci siamo affidati ai treni. Se avete bagagli ingombranti, potete lasciarli alla stazione: su internet consigliano di non lasciare nulla di valore, dato che il deposito della stazione non ispira troppa sicurezza. A noi per fortuna non è successo nulla, ma non rischierei lasciando tablets o macchine foto. 

Il viaggio in treno di per se è piacevole, ricordatevi solo di chiedere se volete un posto a sedere o meno quando fate il biglietto. Noi non ce l'avevamo, ci siamo fatti mezzo viaggio seduti e poi abbiamo dovuto lasciare il posto a chi aveva pagato. Non fate troppo affidamento sulla puntualità delle ferrovie locali: ad andare abbiamo avuto un ritardo di un'ora, poi abbiamo ripreso il treno in serata per andare all'aereoporto e di nuovo ritardi (di mezz'oretta sta volta). A proposito: l'aereoporto di Don Mueang si trova proprio a metà strada tra Bangkok e Ayutthaya, quindi è comodo se volete spendere solo una giornata ad Ayutthaya e poi prendere il volo.

Gia' che parliamo di aereoporti, ma com'è che fanno così schifo in Thailandia? In genere una volta passati la security e l'immigrazione, ci si ritrova in un mix tra shop, duty free, bar e ristoranti. Ma non in Thailandia. Qua invece ci si ritrova in una sala gigante con tanti posti a sedere e qualche vendor machine, se vi va bene un baretto sguarnito di ogni cosa. Punto.

mercoledì 8 febbraio 2017

Chiang Mai e gli elefanti

La seconda tappa del nostro tour thailandese ci ha visti arrivare a Chiang Mai con un bus da Chiang Rai. Se pensate di prenotare una macchina per spostarvi, ricordate di farlo in anticipo! Avevo trovato delle buone offerte un paio di mesi prima di iniziare il giro, sia tramite la Hertz che con l'Avis. Poi non mi sono mosso in tempo per bloccare la macchina, e 3 giorni prima della partenza tutte le auto erano sparite. Pazienza, ci siamo mossi con bus e motorini. Non ho rischiato di prendere una macchina con i piccoli operatori locali: oltre a chiedere prezzi esorbitanti, davano poche garanzie (tipo nessuna assicurazione contro incidenti).

Il bus che abbiamo preso era di 3a classe, e posso assicurare che non era affatto male: sedili spaziosi, aria condizionata, tranquillo. Non si può bere alcohol sui mezzi pubblici! Noi non lo sapevamo, e ci siamo portati due birre lo stesso, le abbiamo bevute, nessuno ci ha visti e detto nulla. In un viaggio successivo (ne parlerò nel prossimo post) invece ci hanno visto e non abbiamo potuto portarle con noi.

Chiang Mai è stupenda. Stando all'interno delle mura, la città è comodamente girabile a piedi, senza alcun rischio di essere ammazzati da macchine o motorini che tipicamente affollano le strade della Thailandia. Esci dalla città vecchia, e torni alla "solita" Thailandia, con strade trafficate all'inversoimile. Controllate le date dei mercatini serali, quasi ogni sera della settimana ce n'è uno. In giro ci sono fontanelle d'acqua potabile (non le ho usate io). Qua ce n'è una. Per andare dalla città all'aereoporto, noi abbiamo preso un songthaew rosso che a caso stava passando davanti all'ostello. Abbiamo pagato ฿100 e ci ha lasciato davanti all'ingresso del terminal. Easy peasy, decisamente meno che taxi o trasporto organizzato.

Se volete fare un massaggio rilassante, non fate un massaggio thailandese! Io ne ho fatto uno qua per la modica cifra di ฿180, circa ฿20 in meno della media dei posti che abbiamo visto in giro. Non aspettatevi quei massaggi con oli e unguenti rinfrescanti, ma immaginatevi una tipa che vi tira ogni singolo muscolo e arto del corpo, anche quelli che non avreste mai pensato di avere. Alla fine ne sono uscito più stanco che rilassato, ma è sicuramente un'esperienza da fare!

Per finire, il tour con gli elefanti. Noi siamo stati all'Elephant Sanctuary, un'organizzazione che si preoccupa di recuperare gli elefanti tenuti in cattività e dargli una vita dignitosa. Ce ne sono varie di queste organizzazioni, questa ve la consiglio vivamente: le guide sono state tutte molto simpatiche e si sono preoccupate di coinvolgerci nelle varie attività (preparare il cibo, dare da mangiare agli elefanti, fare il bagno con loro ecc) il più possibile. Un altro tour che abbiamo provato a prenotare ma era tutto pieno è il Elephant Nature Park.

martedì 31 gennaio 2017

Come muoversi a Chiang Rai

Il nostro viaggio e' iniziato a Chiang Rai, una tranquilla cittadina del nord della Thailandia. Se volate a Chiang Rai, il vostro unico mezzo di trasporto dall'aeroporto alla citta' e' il taxi. Alcune guide dicono di cercare i taxi meters (taxi dotati di tassametro) fuori dall'aereoporto e non andare con i tassisti che vi approcciano appena uscite, in modo da evitare fregature. Purtroppo tutti i taxi meter fuori dall'aeroporto che abbiammo visto noi fanno parte di un'unica cricca, e le tariffe per arrivare in citta' sono di circa ฿150.

Chiang Rai e' facile e veloce da girare, ogni due per tre ci trovavamo all'orologio centrale. Abbiamo facilmente raggiunto sia il tempio bianco che il museo nero con il bus o i songtheaw, non pagando piu' di ฿20 a corsa. Ovviamente se parlate con le guide turistiche locali vi diranno che e' impossibile raggiungere entrambe le destinazioni se non prendendo tour organizzati. Palle. Per andare sia al tempio bianco che al museo nero, prendete un songthaew qua chiedendo di portarvi verso il tempio bianco o nero: questi sono songtheaw "di linea", come dei bus, che non vi faranno pagare piu' di ฿20 e vi lascieranno a 10 minuti a piedi dalla vostra destinazione. Per tornare a Chiang Rai dal tempio bianco, aspettate qua (a fianco di una stazione della polizia) e fermate il primo bus che passa. Controllate di essere dal lato giusto della strada: dovete andare verso nord! Invece, per tornare a Chiang Rai dal museo nero, aspettate qua sulla strada: qui invece dovete andare verso sud!

Ah, un'altra cosa importante che non ho trovato in giro su internet. Il terminal (Terminal 1) dei bus a Chiang Rai dove diavolo e'?? Se chiedete in giro, tutti vi diranno molto approssimativamente che il terminal e' "dietro il night market". Nessuno sa la via esatta. Neanche Google ha bene idea di dove sia. Tutta questa mancanza di informazioni e' perche' il terminal e' in ristrutturazione, ed e' stato recentemente spostato dove una volta c'era un parcheggio.  Be', questo e' il link al punto esatto dove si trova il terminal; se guardate su Street View, vedrete ancora il vecchio parcheggio.

Per finire, quando siete a Chiang Rai, non dimenticatevi di mangiare il Kahao Soi! Questo piatto e' una specialita' del nord della Thailandia, e' divino: se vi piace il curry, e vi piace piccante, questo e' il paradiso in terra!

domenica 22 gennaio 2017

Thailandia: tutto quello che volevate sapere e nessuno vi ha mai detto (chi sa perche' poi...)

Di guide sulla Thailandia ne sono state scritte a bizzeffe. Se siete finiti su questo post per farvi un'idea generale di cosa vedere nella terra dei sorrisi, be', siete nel posto sbagliato. Ma non scappate per sempre! Tornate qua dopo aver prima consultato qualche guida seria e aver fatto le vostre ricerche su internet. Io andro' a parlare di cose che abbiamo vissuto durante la nostra avventura thailandese, aggiungendo consigli per viaggiatori backpackers e utili informazioni che non abbiamo trovato su nessuna guida o sui blog che abbiamo consultato.

Mentre tutti voi vi lamentavate del freddo che attanagliava (e attanaglia tutt'ora) l'Italia durante le feste Natalizie, io e Ida siamo scappati in Thailandia per tre settimane. Temperatura media di 30 gradi, un sole da spaccare le pietre, tintarella assicurata. Ok, ammetto che sia un po' piu' facile scappare in Thailandia quando si vive ad Hong Kong, piuttosto che farsi 16 ore di volo da Milano, con relative spese. Vantaggi di vivere da questa parte del pianeta.

Informazione di servizio. In Thailandia spesso si contratta sui prezzi, quindi i costi che indicherò di seguito sono quelli che io son riuscito a contrattare o che mi sono stati offerti durante il viaggio durante Dicembre 2016 / Gennaio 2017. Non è da considerarsi quindi un listino prezzi o qualcosa di certo quando andrete voi. L'idea è più quella di informare futuri turisti ed evitarvi fregature, anche se di pochi soldi. Capisco che non c'è un'enorme differenza tra ฿20 e ฿40, eppure credo sia giusto sapere il prezzo delle cose e non fermarsi alla prima offerta solo perché ci sembra vantaggiosa.

Nei prossimi post coprirò le seguenti mete:

lunedì 31 ottobre 2016

Cose curiose per un italiano ad Hong Kong

Sono passati 73 giorni da quando sono atterrato a Hong Kong, e non passa giorno che trovo una cosa strana o curiosa da raccontare. Come avevo già iniziato a fare in questo post, di seguito andrò ad elencare le cose che mi hanno colpito di più.

I ponteggi delle case sono fatti di canne di bambù. Esattamente, non ferro o acciaio come siamo abituati a vedere nelle nostre città, bensì un reticolato di canne che assomiglia molto ai quadri svedesi che avevamo nelle palestre delle nostre scuole in Italia. Solo alto come un palazzo di 15 piani! Ogni volta che passo sotto un'impalcatura fatta di bambù, ho sempre una paura che crolli tutto da un momento all'altro. E se un panda allo stato brado si sia messo a masticare una canna nella notte, ed improvvisamente venga giù tutto?? Ok, non impanichiamoci. Non ho mai visto panda allo stato brado aggirarsi affamato per le strade di Hong Kong, e non penso francamente che ci sia, ma non pensavo neanche che ci fossero volpi allo stato brado che si aggiravano per il centro di Londra, invece erano di norma nel mio giardino di casa.

Hong Kong ha la nomea di essere una città dove si lavora tanto. Mediamente, le persone lavorano 50 ore a settimana, con turni che possono arrivare a 10 o 11 ore al giorno. Ho chiesto al mio prof di Cinese dei pareri su queste statistiche, e lui mi ha risposto: "ah beh, ma tanto hai il Sabato e la Domenica per te, ben due giorni di riposo!". L'idea di lavorare come un mulo per tutta la settimana e poi passare il weekend a recuperare le energie non mi è troppo congeniale, così ho chiesto al mio professore cosa lui pensasse del fatto che, in paesi come in Europa, si tende a lavorare meno durante la settimana. La risposta è stata che, secondo lui, ad Hong Kong la gente lavora molto perché punta ad andare in pensione presto, intorno ai 50 anni. Ha senso, sempre e solo se ci arrivi a 50 anni lavorando di questa lena!

Alla domenica, le filippine e le indonesiane occupano il centro città. Immaginate di camminare per il centro della vostra città e di trovarvi a fare lo slalom tra donne sedute per terra su dei cartoni che mangiano, giocano a carte, parlano a dormono. Ovunque vi giriate, una distesa di persone sedute per terra, un mix tra un sit-in di protesta e una giungla di barboni. Questo è il centro di Hong Kong ogni domenica, unico giorno di festa per le badanti quasi esclusivamente donne filippine e indonesiane che approfittano del loro giorno libero per ritrovarsi con le amiche in posti tipo sotto i cavalcavia, nei corridoi della metropolitana, sotto le tettoie dei negozi. Inutile dire che trovo tutto questo spettacolo di una tristezza incredibile, sapendo che queste persone non possono neppure comprarsi un caffè allo Starbucks tanto sono pagate poco, e quel poco lo devono mandare alle loro rispettive famiglie di origine. Il comune chiude un occhio su questa pratica, anzi aiuta queste donne nel loro ritrovo settimanale chiudendo alcune strade per permetter loro di accamparsi nel mezzo della careggiata.

Per finire questa carrellata di cose curiose, voglio fare una rettifica su alcune cose scritte su questo post. No, gli abitanti di Hong Kong non rispettano i semafori pedonali, se ne fregano completamente e attraversano la strada indipendentemente se c'è il rosso, il verde o il blu. Invece, fanno la fila ai bus, in maniera ordinata e precisa, meglio che a Londra!

giovedì 20 ottobre 2016

Tifoni ad Hong Kong

Oggi ho cancellato il contratto di internet con BT. Sì, stavo ancora pagandolo dopo tutto questo tempo... Dopo avere aspettato 20 minuti per prendre la linea, riesco finalmente a parlare con l'operatrice che mi cancella il contratto e, quando le lascio il mio numero di cellulare per darmi la conferma, capisce che vivo ad Hong Kong e mi dice: "How exciting it must be to live in Hong Kong!". Oggi ho un nuovo motivo che farà questa esperienza ancora più exciting: sta arrivando un tifone!

Un tifone, o ciclone tropicale, è un fenomeno metereologico caraterizzato da forti venti e piogge che si sviluppa sull'oceano all'altezza dell'equatore e, ruotando su se stesso, si sposta verso la terra ferma. Questo fenomeno è abbastanza comune nel sud est asiatico, e di solito colpisce Hong Kong e le regioni limitrofe ogni estate nei mesi di luglio e agosto, a più riprese. I tifoni vengono classificati con una scala numerica, dove 1 e 3 sono definiti come non pericolosi mentre 8, 9 e 10 sono considerati pericolosi.

Come ho detto all'inizio, un tifone a livello 8 si sta avvicinando alla città. Questi fenomeni ad ottobre sono abbastanza inusuali, ma la città sembra essere comunque preparata all'arrivo. È curioso vedere tanta frenesia per questo evento: dal portinaio che ti dice che domani è meglio rimanere in casa, al capo della scuola di cinese che avverte tutti gli studenti del pericolo imminente, all'università che bombarda la mia casella email con mille comunicazioni su come comportarsi in casi simili. All'ingresso di ogni ufficio sono comparsi cartelli che indicano il livello del tifone in avvicinamento, internet e tv avvertono della situazione attuale e tutti sembrano avere procedure e regole su cosa fare in questi momenti: rimanete in casa, non andate in ufficio o a scuola, procuratevi provviste per i prossimi giorni. Insomma, l'impressione che ho è quella di una città preparata all'arrivo di Godzilla dal mare.

Tutti preparati, ok, ma poi ti ricordi che ieri ha piovuto, una pioggia forte ma niente di eccezionale, e questo è come appariva lo Starbucks sotto in metro:

Thanks Oojin for this picture!

Ora, a parte il tipo che legge il giornale e se ne frega bellamente del mondo che gira e dell'acqua che sale, fa un po' impressione vedere come una pioggerella come quella di ieri possa allagare tutta la metropolitana. Viene da pensare che cosa accadrà quanto il tifone arriva!!

Qui altre foto da ieri:

lunedì 26 settembre 2016

Imparare il Cinese Mandarino ad Hong Kong

C'e' un motivo per cui diciamo "questo e' cinese" quando leggiamo qualcosa di cui non capiamo nulla. A Hong Kong si scrive e si parla cinese, quindi e' facile intuire la difficolta' nel comunicare con la gente del luogo. Per risolvere il problema, ci sono tre opzioni: trincerarsi nell'Inglese e sperare che il tuo interlocutore ti capisca;  imparare la lingua locale, il cantonese; studiare il mandarino. Ho optato per il mandarino, e spiegherò le ragioni di questa scelta.

Perche' imparare il cinese

Imparare il cinese non è la scelta del tipico expat, molti scelgono di continuare a parlare solo l'inglese. Io ritengo che la scelta di imparare il cinese sia innanzitutto una questione di rispetto per la cultura locale: arrivo da un paese straniero, ho deciso di stabilirmi e lavorare ad Hong Kong per un certo periodo, credo sia il minimo fare uno sforzo ed imparare la lingua del posto. Di pari passo con la lingua va la cultura, e molti expat preferiscono vivere in zone fortemente occidentalizzate, dove la presenza di Cinesi e' pressoche' inesistente ed i negozi sotto casa assomigliano a quelli di Fulham Broadway. Nulla di male, ci mancherebbe altro, ognuno cerchi e trovi la Hong Kong che piu' gli pare e piace. Io preferisco cercare di integrare e mediare la mia cultura con quella locale, provando ad imparare qualcosa di nuovo.

In un'ottica lavorativa, la meta' degli annunci di lavoro nell'IT e Finance richiedono una padronanza del cinese (mandarino o cantonese), quindi mi sembra sciocco limitare il numero di possibilita' disponibili avendo solo da spendere l'inglese. Per quanto riguarda lavori che richiedono un'interazione con i clienti, a Ida viene chiesta la conoscenza del cinese con una frequenza maggiore rispetto a me. Per finire, mi piace studiare, e mi sembra furbo approfittare di essere ad Hong Kong per imparare una nuova lingua che potro' spendere ovunque saro' in futuro - alla fine, la cina ci conquistera' tutti, no?

Mandarino vs cantonese

Il problema che io ed Ida ci siamo posti inizialmente e' stato quello di decidere se studiare mandarino o cantonese. Prima di tutto, una piccola lezione di lingua cinese. Il cinese scritto si divide in tradizionale e semplificato, dove i caratteri tradizionali sono piu' complicati di quelli semplificati. Il mandarino, scritto con i caratteri semplificati, e' il dialetto ufficiale cinese, ovvero quello promosso dal governo per unificare la lingua all'interno ed al di fuori della Cina. Il cantonese invece e' il dialetto parlato nel sud della Cina e a Hong Kong, e si basa su caratteri tradizionali.

Perche' imparare il mandarino quando ad Hong Kong si parla il cantonese? Innanzitutto il mandarino si sta diffondendo sempre di più ad Hong Kong; da quando i britannici hanno levato le tende nel 1997, un numero sempre maggiore di cinesi (e quindi parlatori di mandarino) e' entrato ad Hong Kong, facendo si' che questo dialetto si diffondesse da queste parti. Il governo promuove il mandarino nelle scuole, quindi le nuove generazioni locali crescono bilingue. Non c'è un vero motivo per imparare il cantonese, a meno che non si pensi di rimanere sempre ad Hong Kong.

Scuole di mandarino ad Hong Kong

Ci sono parecchie scuole di mandarino ad Hong Kong, basta cercare su Google. Noi eravamo interessati ad un corso intensivo che ci permettesse di arrivare ad una padronanza della lingua decente in poco tempo, che fosse flessibile in modo da permetterci di viaggiare di tanto in tanto, che non costasse troppo e che avesse una buona reputazione. Dopo aver parlato con un paio di scuole, e' venuto fuori che per avere una discreta padronanza del cinese dobbiamo studiare in maniera intensiva (15 ore di lezione + 15 ore di studio individuale a settimana) per lamento 4 mesi. I sono costi un po' alti (circa £650 al mese), ma speriamo ne valga la pena.

Per la cronaca, ci siamo rivolti alla QLanguage, una scuola orientata a studenti occidentali che insegna mandarino nel centro della città. Stuart, il direttore della scuola, mi e' sembrato abbastanza onesto a presentare la scuola ed il corso, quindi alla fine ci siamo rivolti a lui.

Imparando il mandarino

E' una settimana e mezzo che sono a lezione, e dire che mi piaccia tanto e' dire poco. Bisogna mettere molta attenzione ai toni con cui una parola viene pronunciata: un tono sbagliato e la parola assume un significato completamente diverso, persino l'opposto in alcuni casi. Pronunciare una parola correttamente e' una delle cose piu' complicate nel cinese, mentre invece la grammatica riuslta essere completamente l'opposto, di una semplicita' assurda: niente desinenze, niente eccezioni, niente coniugazioni.  

Quello che mi affascina in maniera particolare sono i caratteri e la loro storia. Molti caratteri si scrivono in una certa maniera perche' sono evoluti da caratteri geroglifici che disegnavano cose semplici, come sole, luna, uomo, donna o bambino. Sapere la storia dei caratteri, a parte essere parecchio interessante, mi aiuta a memorizzare i caratteri in maniera effettiva.

Ci vorra' ancora un po' di mesi prima che sia in grado di scrivere il mio primo post in cinese, ma sono molto determinato nello studio. Io e Ida abbiamo l'obiettivo di imparare 800 caratteri alla fine del quarto mese, per ora ne sappiamo una 40ina. 760 to go!

domenica 28 agosto 2016

7 giorni ad Hong Kong

Dopo 7 giorni ad Hong Kong, inizio a prendere un po' le misure sulla citta', i suoi abitanti ed i modi di vivere delle persone. E' sicuramente una visione parziale, fatta da una persona che e' arrivata Domenica scorsa in citta' e ha girato si' e no tre zone di Hong Kong. Non pretendo assolutamente di aver capito alcun che' della cultura e delle usanze locali, e non voglio giudicare le maniere del posto. Di seguito scrivero' delle cose curiose che hanno attratto la mia attenzione, curiose perche' diverse dalle mie abitudini Londinesi.

Non so se i cinesi mangino anche in casa, ma a giudicare dal numero di bar, ristoranti, tende con sgabelli che si trovano in giro, direi che mangiano tanto fuori, ad ogni ora del giorno. Io e Ida leggevamo tempo fa che e' abbastanza conveniente mangiare fuori, e dal momento che molte case non sono attrezzate con delle cucine, si fa di necessita' virtu' e si mangia fuori casa. Dipende tutto ovviamente dalle zone: ad Hung Hom, dove mi trovo in questo momento, e' abbastanza facile mangiare molto con meno di $100 (circa £10), mentre a Central o nelle zone con piu' expat i prezzi salgono a $200. I ristoranti applicano un 10% di service charge, leggermente inferiore al 12.5% Londinese, e non e' abitudine lasciare tips. Mi piace un casino che la gente ti da il resto con due mani: immaginate che dovete prendere il resto di $10, la cassiera vi dara' il resto tenendo la banconota dalle due estremita' usando l'indice e il pollice di entrambe le mani per farvela vedere prima di progervela. Carinissimo.

I pedoni rispettano i semafori, una cosa che a Londra ho visto fare raramente. Mi ha stupito quando, in una strada deserta ma col semaforo rosso, molti (non tutti) Cinesi erano fermi ad aspettare il verde prima di attraversare. Mai vista una cosa simile ad Oxford Circus! In compenso, le macchine non rispettano le strisce pedonali, esattamente come in Italia. La citta' e' essenzialmente pulita, non ho visto nessuno gettare in strada cartacce o sigarette, e parlando di sigarette, ho visto poca gente fumare.

Gli abitanti di Hong Kong fanno la fila per salire sui bus, e sono molto piu' ordinati degli Inglesi da questo punto di vista. Il problema pero' e' che quando, per qualche motivo, non fanno la fila (i.e. quando devono salire sulla metropolitana), non hanno un minimo riguardo per le persone a fianco a loro e si accalcano sui mezzi come se non ci fosse un domani. Stessa storia quando devono scendere da un mezzo, ti vengono addosso senza problemi. Ah, se mai vi capita di prendere i bus o di girare in citta' con uno smartphone, non fate troppo affidamento al GPS. Non riesco ancora a capire come mai, ma il GPS non e' troppo accurato in questa citta', e sbaglia la posizione di parecchio. No, non e' un mio problema del cellulare, perche' ne ho parlato con altri e sembra che tutti abbiamo lo stesso problema! Se non altro, il segnale del cellulare e' onnipresente: tunnel stradali, metro, edifici giganteschi, ovunque.

Non ho ancora capito perche', ma pochissimi usano le infradito in questo paese. Con il caldo e l'umidita' di questi giorni, mi sarei aspettato di vedere tutto tranne persone con scarpe da ginnastica pesanti. Invece, pochissimi in infradito, pochi con sandali, quasi tutti con scarpe da ginnastica. In compenso, non si fanno problemi a correre a torso nudo, cosa che se ti metti a corrrere a torso nudo a Londra ti fermano in un nano-secondo. A proposito di caldo e umido, l'aria condizionata qui va come l'acqua: ogni locale chiuso (e non parlo solo di negozi, ma anche di metropolitana, bus e taxi) ha l'aria condizionata. A parte lo shock termico di passare da una temperatura esterna di 35 gradi ai 22 condizionati, e' un gran piacere trovare sollievo negli shopping centres quando si gira la citta'.

Per finire, una considerazione sulla lingua. Fuori da Central o altri quartieri preferiti dagli expat, la lingua e' Cinese, e solo Cinese. In queste zone infatti, i negozi sono attrezzati con uno o due membri dello staff che parlano un pochino di Inglese, ma neanche tanto. La cosa mi ha stupito abbastanza, essendo Hong Kong uno stato ufficialemnte bilingue, ma tant'e', questa e' la realta. Detto questo, anche se non si parla Cinese, ho trovato le persone molto disponibili ad aiutare altre persone come me perse nel mezzo di una bus junction, o indecise su cosa prendere per cena. Nessuna remora, nessun risentimento post-coloniale, anzi, un sorriso e via.